Chernobyl 30 anni dopo: i numeri del disastro

Chernobyl 30 anni dopo: i numeri del disastro

Condividi
Reading Time: 2 minutes

Un’esplosione cento volte più potente rispetto alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki: è quanto accadde a Chernobyl il 26 aprile del 1986, ormai trent’anni fa, in quello che è ricordato come il più grande disastro nucleare della storia dell’umanità.

Era da poco passata l’una di notte nella centrale dell’Ucraina settentrionale, quando un guasto tecnico durante un test per la sicurezza causò l’esplosione del reattore numero 4, gettando nel panico un intero continente. La nube tossica aveva già iniziato a diffondersi sui cieli dell’Europa, ma le notizie sulla reale gravità dell’accaduto, complice il colpevole silenzio dell’Unione Sovietica, tardavano ad arrivare. I 45mila abitanti di Pripyat, città a pochi passi da Chernobyl, furono evacuati solo 36 ore dopo l’incidente: erano convinti di doversi allontanare solo per qualche giorno, ma non fecero mai più ritorno nelle loro case. Nei giorni successivi altre 300mila persone nel raggio di oltre 40 km dalla centrale furono trasferite per sempre, lasciando quella zona completamente deserta.

Da allora molti sono stati gli studi condotti per capire quali siano stati gli effetti della tragedia sulla salute umana e animale, ma poche sono le certezze sulle conseguenze del disastro.

Secondo l’Iaea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) le persone morte per l’immediata esposizione alle radiazioni furono oltre 4000: la maggior parte di queste contribuirono direttamente ai soccorsi, ignari delle conseguenze che avrebbero subito. Circa 30 uomini, tra operatori della centrale e pompieri accorsi nell’inutile tentativo di fermare l’incendio, morirono a causa della sindrome da radiazione acuta: vennero ricoverati in un reparto clinico di Mosca a loro dedicato e dopo il decesso furono sepolti in bare di zinco per evitare che la radioattività presente nei loro corpi contaminasse il suolo.

Per quanto riguarda le morti indirette invece, i dati non sono precisi. E’ certo che ci sia stato un aumento esponenziale di leucemie, tumori alla tiroide e malattie mentali dovute alle radiazioni, ma in mancanza di screening sanitari nella zona precedenti al 1986 è difficile emettere sentenze. Secondo alcune fonti le morti sono oltre 10000, e i più colpiti da malattie e tumori sarebbero stati bambini e adolescenti.

 

Dai tempi della sua fondazione, nel 1992, l’Unione Europea ha ricoperto un ruolo fondamentale nel cercare di trovare una soluzione al disastro ambientale di Chernobyl. Nei mesi immediatamente successivi all’incidente migliaia di persone in Ucraina lavorarono alla costruzione di un sarcofago (una enorme copertura di cemento e acciaio) per evitare l’ulteriore emissione di radiazioni e sostanze dannose. Ma data la fretta e la poca accuratezza nella scelta dei materiali, ad oggi l’opera presenta numerose falle, alcune larghe decine di metri. La copertura sostitutiva, la cui realizzazione era in programma entro il 2015, dovrebbe essere ultimata nel 2017: proprio in occasione del trentesimo anniversario del disastro nucleare l’Ue ha stanziato 20 milioni di euro per la disattivazione sicura e la rimozione dei detriti in tre unità della centrale nucleare. Contributi che vanno ad aggiungersi a quelli già in programma proprio per la realizzazione del secondo sarcofago (progetto Shelter Fund Chernobyl) per il quale l’Unione Europea, principale donatore, ha già stanziato oltre 400 milioni di euro.

Linea Diretta Europa