Vertice umanitario a Istanbul, è scontro Merkel-Erdogan: difficile ipotizzare miglioramenti

Questioni umanitarie, guerre e migrazioni sono tra gli argomenti più scottanti non solo per l’Europa, ma per il mondo intero. Per questo motivo il segretario generale dell’Onu Ban-Ki-Moon ha ritenuto necessario convocare il primo World Humanitarian Summit, un vertice che coinvolge Stati, agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni non governative con l’obiettivo di stimolare una serie di iniziative che aiutino gli abitanti delle zone di guerra e offrano maggiori tutele ai cosiddetti migranti. L’incontro, che si svolge il 23 e il 24 maggio, sarà ospitato dalla città di Istanbul, e quindi dalla nazione che vive il più grande paradosso in tema umanitario: la Turchia è il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati, soprattutto siriani (quasi 3 milioni) ma che allo stesso tempo continua a fare enormi passi indietro sui diritti umani, troppo spesso negati agli stessi cittadini turchi.

La durata e la sede del vertice hanno creato un clima di sfiducia: molti sostengono che un tema così complesso come quello umanitario non possa essere affrontato in due giorni, per lo più in una nazione poco democratica come la Turchia. E’ il caso ad esempio dell’organizzazione internazionale Medici senza frontiere, che dopo gli attentati di Aleppo in cui molti suoi operatori hanno perso la vita, ha deciso di disertare il vertice in quanto non ritiene ci sia “alcuna speranza né che il WHS affronti i punti deboli dell’azione umanitaria né che rimarchi gli obblighi dei singoli Stati a rispettare le leggi sui migranti che hanno sottoscritto”.

Dichiarazioni che contestano apertamente il senso del vertice, sottolineando il pericolo che l’incontro, dietro la facciata degli impegni umanitari, possa nascondere chiari intenti politici, probabilmente non voluti dall’Onu ma dai singoli Paesi che vi partecipano.

Ipotesi confermata dal duro faccia a faccia avvenuto a margine della discussione di Istanbul tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente turco Recep Tayyp Erdogan: uno scontro su temi politici per l’appunto, che di umanitario ha ben poco, nonostante si parli della vita di milioni di persone.

In gioco c’è l’accordo sui migranti messo nero su bianco non più tardi di qualche mese fa, in cui la Turchia si impegnava con l’Europa ad ospitare un numero maggiore di rifugiati e ad offrire maggiori garanzie sui diritti umani nel Paese in cambio di una serie di incentivi, come l’abolizione dei visti per i cittadini turchi.

Ma la deriva autoritaria intrapresa da Erdogan, che nega diritti fondamentali come la libertà di stampa, cancella le immunità parlamentari ai deputati per annullare ogni forma di opposizione e continua a combattere il partito filo-curdo Pkk arrivando a sfiorare una assurda guerra civile, non può certo soddisfare l’Europa. L’obiettivo di Erdogan è quello di riformare la costituzione e annullare ogni forma di democrazia, giungendo a controllare il suo partito, l’opposizione, la magistratura e le forze dell’ordine.

L’Ue ha sicuramente sbagliato la scelta di allearsi con un Paese come la Turchia, e ora c’è il rischio, come ha dichiarato lo stesso Erdogan che va avanti per la sua strada, che “il patto con Bruxelles venga stracciato”.

A quel punto il vertice umanitario di Instanbul non solo sarebbe stato inutile, ma porterebbe alla perdita di una conquista così difficilmente raggiunta.

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