Brexit, scenari e motivazioni di un voto destinato a cambiare l’Europa

Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato e le preoccupazioni su una eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Unione iniziano a crescere in tutto il continente. L’unica certezza al momento è che l’Europa, qualunque sia il risultato del referendum sulla Brexit, dalla mattina del 24 giugno sarà diversa: Bruxelles dovrà fare i conti con il primo abbandono di un Paese membro dopo 60 anni di (difficile) unità o dovrà tenere in maggiore considerazione quella che di fatto è la seconda economia europea dopo la Germania.

L’ultimo sondaggio pubblicato dal quotidiano The Indipendent sulla consultazione popolare del 23 giugno attribuisce agli euroscettici un vantaggio di 10 punti (55% contro 45%). Dati in continua evoluzione che risentono di diversi fattori, non ultimo l’aumento esponenziale degli elettori che in extremis (la scadenza era fissata alla mezzanotte tra il 9 e il 10 giugno) si sono iscritti alla piattaforma online per avere diritto al voto.  Di questi 430mila nuovi elettori la stragrande maggioranza è composta da giovani, tendenzialmente  favorevoli alla permanenza del Regno Unito nell’Ue: diverse ricerche hanno infatti evidenziato come al crescere dell’età aumenti la percentuale di sostenitori della Brexit.

Altri due elementi potrebbero inoltre influenzare le decisioni dei britannici: il primo è la campagna elettorale ancora in pieno svolgimento e il secondo è rappresentato dalle ripercussioni che l’allarme Brexit ha avuto sui mercati finanziari. L’indice Ftse-City ha infatti perso venerdì l’1,86%, il calo più importante da quando si è iniziato a parlare di referendum, mentre la sterlina da inizio 2016 ha perso il 7% sull’euro e il 3% sul dollaro.

Paradossalmente però  i meno preoccupati in Europa sono proprio i britannici, che a prescindere dalle opinioni personali sembrano essere convinti di poter conservare il proprio benessere anche fuori dall’Unione Europea. L’unica conseguenza certa di un’eventuale uscita dalla zona euro, quella sulla finanza, non sembra spaventare più di tanto i cittadini del Regno Unito, che a differenza di italiani, greci e spagnoli possono affrontare con relativa tranquillità le problematiche relative a tasse e disoccupazione. Il voto contro l’Europa sarebbe infatti legato ad altre motivazioni: la scelta dell’ “out” sarebbe più che altro un no alle politiche europee sull’immigrazione, giudicate troppo permissive dai britannici nonostante il Regno Unito non faccia parte del Trattato di Schengen,  e alla “dittatura” finanziaria nata dallo stretto legame tra la Bce e le banche della City di Londra.

Sul versante politico europeo la speranza è che la Gran Bretagna possa restare nell’Unione, scongiurando così una serie di pericoli che ricadrebbero anche (e soprattutto) sui 27 Paesi membri restanti. In questo senso vanno considerate ad esempio le dichiarazioni del premier italiano Renzi, il quale si augura “che possa vincere il buon senso dei britannici” e della cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo cui la permanenza del Regno Unito in Europa sarebbe “la cosa migliore e più desiderabile per tutti”. Drastico invece il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble, che ha chiuso all’ipotesi di creare accordi economici tra Ue e Gran Bretagna in caso di Brexit.

Sul fronte politico interno invece il più teso è senza dubbio il Primo ministro inglese David Cameron, che in caso di uscita dall’Unione Europea sarebbe costretto a prendere atto del fallimento e dare le dimissioni. In una intervista al Sunday Telegraph Cameron ha avvertito i cittadini che in caso di Brexit il rischio di una nuova austerity diventerebbe realtà:  “Si creerà un buco nero tra i 20 e i 40 miliardi di sterline nelle nostre finanze e i ministri dovranno intervenire sulle pensioni. Se voterete Leave molti dei nostri progetti salteranno, se voterete Remain avrete un Paese stabile”. Di diverso avviso il leader dello Ukip e del partito degli euroscettici Nigel Farage, che appare certo del risultato, come testimoniano le dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera in cui rinsalda l’alleanza con il M5S: “Sarà una formidabile sconfitta per multinazionali e grandi banche. Grillo e io distruggeremo la vecchia Unione Europea. Il 19 giugno i 5 Stelle eleggono il sindaco della capitale e cambiano l’Italia. Il 23 giugno la Gran Bretagna esce dall’Unione e cambia l’Europa”.

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