Donne e politica, la parità dei sessi da chimera a possibile realtà

E’ innegabile che le elezioni comunali, terminate con i ballottaggi di ieri, hanno segnato e segneranno un cambiamento nella politica italiana dei prossimi anni. Tralasciando il dato politico, che mette in luce un calo del Partito Democratico di Renzi (ammesso dallo stesso premier) e il successo del MoVimento 5 Stelle, l’aspetto che più incita alla riflessione è il ruolo politico assunto dalle donne in questa tornata elettorale.

L’elezione di Virginia Raggi a prima cittadina di Roma può rappresentare l’evento che fa da spartiacque verso il raggiungimento di quella parità di genere che, salvo alcune eccezioni, in politica finora non era mai stata raggiunta. Su molti giornali ha trovato spazio la lettera che Andrea Severini ha scritto proprio per Virginia Raggi, sua moglie, il primo sindaco donna della capitale: una lettera sincera, in cui Severini sottolinea l’importanza di credere nei propri sogni e nei propri ideali per raggiungere obiettivi che talvolta appaiono impossibili. E non è un caso se quotidiani esteri autorevoli come Le Monde, Le Figaro e The Guardian abbiano dedicato parte delle loro prime pagine proprio alla donna che dovrà salvare Roma dalla corruzione e dal malaffare.

Ma la Raggi non è l’unica donna che ha intrapreso questa sfida: un’altra città chiave del nostro Paese, Torino, da oggi è governata dalla grillina Chiara Appendino, che ha sconfitto al fotofinish il sindaco uscente Piero Fassino.

Anche Giorgia Meloni, candidata a Roma di Fratelli d’Italia, ha sfiorato il secondo turno mentre la leghista Lucia Borgonzoni, candidata a Bologna, si è arresa solo al ballottaggio ad un validissimo avversario come Virginio Merola.

Un passo importante, che rappresenta il proseguimento di quell’indirizzo intrapreso con le cosiddette “quote rosa” e l’imposizione, nel 2012, della doppia preferenza tra i diversi sessi . Già Silvio Berlusconi aveva affidato un dicastero a Stefania Prestigiacomo, addirittura incinta di 7 mesi all’epoca del giuramento da Ministro per le pari opportunità, nel 2001. Segnali importanti furono dati anche da Matteo Renzi, che nominò ministri, sottosegretari e viceministri proprio in base al principio della parità tra i sessi: da quel 50% iniziale però, secondo una ricerca condotta da Openpolis, la presenza femminile è scesa fino al 25,40%, con poche “superstiti” tra cui le principali, dopo le dimissioni di Federica Guidi, sono i ministri Madia, Lorenzin e Boschi .

Il discorso non cambia se si analizzano governatori regionali e premier: delle venti regioni italiane solo il Friuli Venezia Giulia con Debora Serracchiani e l’Umbria con Catiuscia Marini sono governate da donne, mentre in Europa sono due i primi ministri di sesso femminile, la polacca Beata Szydlo e la cancelliera tedesca Angela Merkel, che di fatto assume un ruolo di primaria importanza dettando la linea della politica europea.

L’Italia, con il suo 30% di donne in Parlamento, è molto più avanti rispetto a tanti altri Stati, ma non regge il paragone con il Parlamento Europeo di Bruxelles, dove la presenza femminile sfiora il 40%, grazie anche al fondamentale apporto delle nazioni nordeuropee e britanniche.    

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