“Un’estate da Re”, tutto esaurito alla Reggia di Caserta per il “Nabucco” di Verdi

La rassegna “Un’estate da re”, finanziata dalla Regione Campania e organizzata da Scabec, società campana per i beni culturali, ieri sera alla Reggia di Caserta con il “Nabucco” di Giuseppe Verdi. E’ Daniel Oren, una delle principali personalità nel panorama lirico mondiale, a dirigere Orchestra e Coro del Teatro San Carlo di Napoli e il Coro del Teatro Giuseppe Verdi di Salerno. Il “Nabucco”, in programma, sempre alle ore 21, anche lunedì 11 luglio, ha come regista Stefano Trespidi e tra i suoi interpreti il famoso baritono Leo Nucci nel ruolo di Nabucodonosor e il coreano In Sung Sim nel ruolo di Zaccaria.

Sold out già da diversi giorni entrambe le serate, grazie ai prezzi popolari dei biglietti (dai 5 ai 20 euro) e al grande interesse nato intorno alla manifestazione. Per permettere a tutti di assistere allo spettacolo nella serata dell’8 luglio a Piazza Carlo III, proprio davanti all’ingresso principale della Reggia, e’ stato allestito un maxischermo.

Ebbene, la magia del Direttore Daniel Oren che al bis, si gira verso il pubblico, fa scendere il coro che ci circonda, ed inizia a dirigere orchestra, coro e noi stessi nel “Va, pensiero” e’ stata indimenticabile!

Andato in scena per la prima volta nel 1842 al Teatro alla Scala di Milano, il Nabucco è la terza opera verdiana, quella che consacra il compositore consegnandolo alla storia della musica internazionale. Nel melodramma sono evidenti la malinconia e la forza d’animo di Verdi: dopo il fallimento di “Un giorno di regno” , opera composta nel periodo in cui la giovane moglie Margherita morì a causa di una encefalite, Verdi si era ripromesso di non comporre più nulla. Fu solo per un caso, da lui interpretato come un segno del destino, che decise di musicare il testo del Nabucco, lavorandoci per oltre un anno e mezzo. Dopo la prima rappresentazione alla Scala, l’opera riscosse un successo clamoroso: sono ben 57 le repliche a Milano, mentre negli anni successivi il “Nabucco” viene accolto con entusiasmo a Parigi, Barcellona, Vienna, New York e Buenos Aires, decretando la definitiva ascesa del compositore. Oltre alle indiscusse qualità musicali, il successo è dovuto anche alla componente politica presente in quest’opera (e nelle successive) di Giuseppe Verdi: più che gli amori dei singoli, come solitamente accadeva, sono protagonisti del melodramma i sentimenti e le contrapposizioni dei popoli, gli oppressori assiri e soprattutto gli Ebrei oppressi. In queste vicende, legate ad arie celebri come il “Va, pensiero” si rivedeva la comunità italiana di metà ottocento, che da lì a pochi anni sarebbe stata artefice dei moti rivoluzionari del 1848, preludio all’unità d’Italia e al Risorgimento di cui Verdi sarebbe stato una delle icone principali.

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