Italia, il Fmi rivede al ribasso le stime di crescita. E sul Paese pende lo spettro del “bail in”

I timori si sono trasformati in realtà. L’uscita del Regno Unito dall’Ue ha causato una elevata volatilità dei mercati e per questo motivo avrà un influsso negativo sull’economia italiana. A decretarlo è il Fondo Monetario Internazionale. Un problema in più oltre a quelli, tutti italiani, relativi al debito pubblico (che sfiora il 133%) e alle debolezze del sistema bancario, oggetto in questi giorni dell’ennesimo tentativo di sostegno da parte del governo.

Rishi Goyal, capo missione per l’Italia, annuncia da Washington che il Fmi rivedrà il dossier relativo all’Italia stilato prima del referendum britannico: in particolare, verranno abbassate le stime di crescita del Paese dall’ 1,1% a meno dell’1% per il 2016 e dal 1,3% all’1% nel 2017. Il Fondo prevede che ci sarà da attendere ancora alcuni anni prima di poter assistere ad una crescita decisa e costante, ed esprime preoccupazione per la situazione bancaria italiana. A rischio, in particolare, ci sarebbero piccoli azionisti e normali risparmiatori, spaventati da un eventuale “bail in”, lo strumento previsto dalle normative europee che non va però, secondo il Fmi, necessariamente applicato in tutti i casi di difficoltà.

Con questo termine in particolare si indica il principio introdotto dall’Unione Bancaria Europea all’inizio del 2016 secondo il quale, in caso di forti difficoltà o default di un istituto bancario dell’Unione, per far fronte alle perdite non si ricorre più necessariamente al salvataggio pubblico ma si colpiscono non solo i creditori, ma anche i depositanti (obbligazionisti, azionisti e in casi estremi i correntisti con depositi superiori a 100mila euro). Ma se in altri Paesi lo strumento potrebbe non causare troppi problemi, in Italia la situazione verrebbe aggravata dal precedente scandalo che ha coinvolto gli obbligazionisti di Banca Etruria e degli altri istituti.

Tutto ciò accade nel giorno in cui la Gran Bretagna cambia pagina, dando il via al dopo Brexit: l’ormai ex premier britannico David Cameron ha annunciato che domani, dopo il suo ultimo question time, si presenterà a Buckingam Palace per le dimissioni ufficiali. Sarà sostituito da Theresa May, Ministro dell’Interno dal 2010 e da domani seconda donna ad essere nominata Primo ministro dopo Margaret Thatcher. La May, sostenitrice del Remain durante la campagna referendaria, sembra decisa ad affrontare questa sfida nel modo giusto e ha già annunciato che trasformerà “la Brexit in un successo”.

La neo-residente al civico 10 di Downing Street è però ben consapevole che per il Regno Unito saranno tempi duri. Come lo saranno per l’Italia, tristemente ultima nell’impietosa classifica, pubblicata qualche giorno fa da vividmaps, relativa alla crescita del PIL in Europa tra il 1995 e il 2014 (1,8% per il nostro Paese contro il 20% della Francia e l’86% dell’Irlanda) e con molte difficoltà ad uscire da un periodo di flessione che non sembra voler terminare.

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