Ddl tortura, Senato sospende il provvedimento ma il vuoto legislativo va colmato

Il Senato sospende fino a data da destinarsi, probabilmente dopo la pausa estiva, la discussione sul ddl tortura, che molto ha fatto discutere nei giorni scorsi perché una eventuale approvazione andrebbe a introdurre il reato relativo, punendo in particolare i casi commessi dalle forze dell’ordine. La decisione è stata presa durante la Conferenza dei capigruppo di ieri, che ha accolto la richiesta di Lega Nord e Forza Italia: lo scontro è tra quelli che, come questi ultimi due partiti, si oppongono ad ogni forma di limitazione dei poteri delle forze dell’ordine e chi, come M5S, Sinistra Italiana e Pd, la pensa diversamente e considera fondamentale per il Paese punire derive e violenze della polizia tramite l’introduzione del reato di tortura.

Il dibattito politico

Lo scontro dialettico è stato molto duro dopo la decisione di rinviare il provvedimento. Secondo Maurizio Buccarella, senatore M5S, “non saremo mai un grande Paese perché siamo un popolo di vigliacchi”; mentre si mostrano soddisfatti il capogruppo della Lega in Senato Gian Marco Centinaio e il segretario del Carroccio Matteo Salvini, che dichiara: “Siamo riusciti a bloccare Renzi e Il Pd che avrebbero voluto complicare la vita a poliziotti, carabinieri e uomini in divisa. Noi stiamo con chi ci difende”.

Vago il commento del ministro dell’Interno Angelino Alfano, che definisce molto saggia la decisione del Senato, non perché siamo contrari alla introduzione del reato, ma perché non possono esserci equivoci sull’uso legittimo della forza da parte della Polizia”.

Casi discussi e vuoto legislativo

Anche se dovesse entrare in vigore oggi, il provvedimento arriverebbe con quasi trent’anni di ritardo rispetto alla Convenzione di New York contro la tortura, regolarmente sottoscritta dall’Italia nel 1988. E con oltre un anno di ritardo dalla condanna della Corte Europea dei diritti umani, che nell’aprile 2015 ha considerato atti di tortura quelli commessi dalle forze dell’ordine nell’ambito dell’irruzione alla scuola Diaz nel 2001, quando, durante il G8 di Genova, alcuni manifestanti furono pestati. In quell’occasione la Corte esortava inoltre l’Italia a colmare il vuoto legislativo proprio in relazione al reato di tortura.

Oltre a quello del G8, molti sono i casi simili: Federico Aldrovandi, studente diciottenne morto a Bologna il 25 settembre 2005; Giuseppe Uva, morto nel 2008 in seguito all’arresto per futili motivi e alle violenze subite durante la notte in caserma; Riccardo Magherini, ex calciatore della Primavera della Fiorentina deceduto nel 2014 in circostanze analoghe; e Stefano Cucchi, il cui caso è sulle prime pagine dei giornali in questi giorni dopo l’assoluzione di alcuni medici dell’Ospedale Pertini di Roma, coinvolti insieme ad agenti della polizia penitenziaria nelle indagini successive alla morte del trentenne, nel 2009.

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