Ddl cannabis, cosa prevede e chi sono i favorevoli e i contrari alla legalizzazione

Il ddl sulla legalizzazione della cannabis è giunto in aula ieri ma, come previsto, la sua discussione è stata rimandata a settembre, dopo la pausa estiva. Sarà uno scontro duro e lungo tra chi è a favore della legalizzazione e chi invece sostiene che le cosiddette “droghe leggere” debbano continuare ad essere proibite. Spaccatura confermata dai circa 2000 emendamenti repressivi ( un numero maggiore recentemente era stato registrato solo per la legge sulle unioni civili) presentati dai vari partiti, con un ruolo da protagonista svolto in questo senso dagli alfaniani di NCD.  Il tema è trasversale e ha creato una forte divisione di opinioni soprattutto nel Pd. Più decisi a sostenere la liberalizzazione sono M5S, Sinistra Italiana e i civatiani di Possibile, mentre sono nettamente contrari NCD e soprattutto Forza Italia. La partita però, come dice il senatore Della Vedova, “è aperta”: certo è che sarà molto difficile che il ddl venga approvato, ma allo stesso tempo va detto che mai prima d’ora un numero così alto di deputati (221) si era schierato a favore della legalizzazione della marijuana, formando addirittura un intergruppo parlamentare.

Analizzata la situazione politica, scopriamo cosa prevede nel dettaglio il disegno di legge. In caso di approvazione ogni cittadino avrebbe diritto a coltivare fino ad un massimo di cinque piante, salvo comunicazione preventiva all’Ufficio regionale dei Monopoli competente sul territorio. Il limite per il possesso sarebbe di cinque grammi a persona in luoghi pubblici, e di quindici presso il proprio domicilio: sarebbe inoltre possibile la coltivazione in forma collaborativa tramite associazioni senza scopo di lucro con un massimo di 50 membri, secondo il modello attivo in Spagna, dove esistono numerosi club di questo tipo. Resterebbe ovviamente proibito lo spaccio, così come l’utilizzo delle sostanze in luoghi pubblici. Il 5% dei proventi dello Stato sarebbe destinato al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga.

Si tratterebbe per lo Stato di un affare da 12 miliardi di euro circa, per un mercato sommerso che interessa ben 13 milioni di consumatori in Italia.

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