Curare l’Alzheimer sarà possibile? Forse sì, grazie ad un nuovo farmaco

Dopo anni di studi senza aver raggiunto obiettivi rilevanti la ricerca di una cura al morbo di Alzheimer fa registrare un significativo passo in avanti. Gli studiosi parlano di “risultati senza precedenti” in seguito ai test effettuati su 891 malati affetti da sintomi lievi o moderati, a cui è stato somministrato un nuovo farmaco, denominato Lmtx. I pazienti sono stati divisi in tre fasce: alcuni hanno assunto il medicinale in aggiunta ad altre cure, altri hanno assunto solo Lmtx e ad altri ancora è stato somministrato un finto farmaco, con l’obiettivo di misurare il cosiddetto “effetto placebo”.

Dopo 15 mesi, i rilevamenti sembrano dire che Lmtx funziona, anche se alcuni aspetti vanno chiariti. Secondo Claude Wischik dell’Università di Aberdeen il farmaco “rallenta la progressione della malattia dell’80%”: un dato troppo positivo e non affidabile al 100%, considerato che lo stesso professore è co-fondatore di TauRx Pharmaceuticals, l’azienda che ha creato il prodotto. I test confermano però miglioramenti sensibili e un deterioramento mentale molto più lento (sia nei processi di ragionamento che nelle attività fisiche quotidiane) nei pazienti che hanno assunto Lmtx,  progressi che non vengono registrati invece nei malati che erano solo convinti di assumere il farmaco. Positivi anche i risultati provenienti dalle risonanze magnetiche, le quali hanno fatto registrare che nei pazienti trattati con Lmtx l’atrofia cerebrale tipica del morbo di Alzheimer risultava ridotta significativamente, tra il 33% e il 38%.

Il medicinale sembra però funzionare solo se viene assunto singolarmente e non insieme ad altri prodotti; nei pazienti a cui è stato amministrato Lmtx in aggiunta ad altre cure, infatti, i risultati positivi non sono emersi, come nel caso di quelli che assumevano un sostituto. Il motivo (tutto da verificare) per cui questo accadrebbe è prettamente scientifico, perché dipende dalle diverse proteine presenti nel cervello sulle quali i diversi farmaci vanno ad agire: provando a spiegarlo con termini comuni, il concetto è che mentre Lmtx opererebbe su una particolare zona del cervello afflitto dal morbo, i farmaci precedenti  agirebbero tentando di rimuovere tutte le minacce possibili dall’organo cerebrale, eliminando così anche gli effetti benefici apportati dal nuovo medicinale.

Non vi sono ancora certezze assolute ma la scoperta, la cui importanza è stata riconosciuta anche dalla USA Alzheimer’s Association, potrebbe segnare un punto di svolta nella cura di una malattia che in Italia scolpisce 1,2 milioni di persone e che secondo gli studiosi aumenterà del 400% le sue vittime nei prossimi decenni, a causa della maggiore aspettativa di vita della popolazione mondiale.

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