La lotta al terrorismo comincia con le parole di Papa Francesco a Cracovia

Il fine settimana appena trascorso sarà ricordato per i segnali contro il terrorismo arrivati da Cracovia, dove si è svolta la Giornata mondiale della gioventù, e dall’Italia, Paese che ha accolto nelle sue parrocchie imam e fedeli islamici. Non un segnale di scontro, ma un tentativo di riconciliazione messo in atto dal cattolicesimo pochi giorni dopo aver subito un affronto difficile da accettare, il feroce omicidio compiuto il 26 luglio dai due attentatori di Rouen ai danni dell’anziano parroco Jacques Hamel.

Potrebbe non servire a molto (lo Stato Islamico appena ieri pubblicava sulla sua rivista, Dabiq, il macabro titolo “Rompiamo la croce”) ma si tratta di un’azione concreta, forse la prima dopo le tante frasi di politici e statisti europei destinate probabilmente a finire nel dimenticatoio.

Francesco invece, dal palco di Cracovia e davanti a un milione e seicentomila giovani, ha parlato all’anima delle persone, insegnando con semplicità e umiltà i valori cristiani della solidarietà, dell’altruismo e della fratellanza: i violenti e gli estremisti potranno far finta di niente, ma le persone normali, cattoliche o atee, avranno il coraggio di mettere in pratica gli insegnamenti di un Papa semplice e moderno come Bergoglio, combattendo ogni forma di pregiudizio, ogni manifestazione di odio razziale o religioso.

“Dio nostro Padre fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e ci invita al coraggio vero: essere più forti del male amando tutti, persino i nemici”. Queste alcune delle parole pronunciate durante l’omelia conclusiva della GMG da Papa Francesco, che poi ha continuato: “Lottate pacificamente per l’onestà e la giustizia. Potranno ridere di voi perché credete nella forza mite e umile della misericordia. Non abbiate timore. Potranno giudicarvi dei sognatori perché credete in una nuova umanità, che non accetta l’odio tra i popoli, non vede i confini dei Paesi come delle barriere e custodisce le proprie tradizioni senza egoismi e risentimenti. Non scoraggiatevi: col vostro sorriso e con le vostre braccia aperte voi predicate speranza e siete una benedizione per l’unica famiglia umana”.

Il Pontefice, che prima di approdare a Cracovia aveva visitato il campo di concentramento di Auschwitz, durante il lungo discorso ha poi invitato i giovani a non arrendersi, a reagire davanti alle tante difficoltà della nostra società e ad essere testimoni di una umanità diversa e possibile. Riguardo al terrorismo in particolare, sul volo che lo riportava a Roma nella giornata di ieri, ha detto: “L’Islam non è terrorista, non è vero. Esiste anche una violenza cattolica, e credo che purtroppo in ogni religione c’è un piccolo gruppetto fondamentalista. Il terrorismo cresce quando non c’è un’altra opzione, e mette al centro dell’economia mondiale il Dio denaro. Toglie l’uomo e la donna, creati a immagine di Dio, e ci mette il Dio denaro: questo è terrorismo”.

Le parole di Francesco trovano sostegno nelle iniziative organizzate ieri in Italia e in Francia dalle comunità islamiche, che hanno partecipato alle liturgie cattoliche in tantissime parrocchie dei due Paesi.  Sono stati oltre 23000 gli islamici che in Italia hanno aderito all’iniziativa: una piccola percentuale, come hanno sottolineato polemicamente alcuni quotidiani nazionali, ma comunque fondamentale per creare un dialogo e suggerire la fratellanza tra popoli e fedeli. Molti gli imam che hanno preso le distanze dai terroristi, sottolineando che gli “ideali” di queste persone non sono quelli professati nel Corano. Ahmed El Balazi, imam di un paesino alle porte di Brescia, ha detto: “Questi criminali sono i falliti di cui parlava il profeta. La nostra religione non ha nulla a che fare con il terrorismo, non ha colpa” mentre Yahia Pallavicini, presidente della Comunità religiosa islamica italiana, ha definito quello di ieri un “gesto semplice e concreto”, messo in atto con l’obiettivo di far capire “ai nostri fratelli offesi dalla violenza che noi ci siamo, e vogliamo dar loro un abbraccio”.

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