Natalità, così la Francia è diventata la nazione più prolifica d’Europa

Favorire l’aumento delle nascite è possibile, e non lo si fa, a quanto pare, con iniziative come il Fertility Day, la proposta del ministero della Salute italiano che tante critiche ha attirato nei giorni scorsi. L’esempio virtuoso è proprio a pochi chilometri da noi, e precisamente in Francia, dove il governo, dopo un ventennio in cui i tassi di natalità avevano raggiunto i minimi storici, ha deciso dal 1990 in poi di investire sulle politiche del welfare e su un concetto di famiglia più flessibile, concedendo una serie di vantaggi alle giovani coppie che decidono di avere un figlio.
Il risultato è che oggi la Francia, secondo gli ultimi dati Eurostat usciti nei mesi scorsi ma relativi al 2014, è il Paese europeo con il più alto numero di nascite (in media 2,01 per ogni donna) mentre l’Italia, con l’1,37, annaspa tra le ultime posizioni della classifica, facendo meglio solo di Grecia, Spagna e del fanalino di coda, il Portogallo, dove le nascite sono in media 1,23 per donna.

Ma come è stato possibile imprimere una così forte accelerazione alle nascite nel Paese transalpino? A Parigi ci hanno pensato molto, e hanno messo in piedi una serie di misure che permettono ai neogenitori di affrontare la nuova situazione in maniera più serena, potendo contare sull’assistenza dello Stato.
Tanto la madre quanto il padre sono autorizzati a chiedere per ogni figlio sei mesi di congedo parentale dal lavoro, e tutte le coppie, senza distinzione tra quelle sposate e quelle conviventi, ricevono per il primo figlio un assegno dallo Stato di 900 euro, somma che va ad aumentare per ogni ulteriore nascita. La Francia destina circa il 3% del proprio PIL a questa attività di assistenza economica, e va specificato che il denaro dato alle coppie arriva non dopo la nascita ma intorno al settimo mese di gravidanza. Le mamme francesi sono inoltre invogliate a non lasciare il proprio lavoro, e non è un caso se, nonostante il minor numero di nascite, l’occupazione tra le donne di età adulta sia sensibilmente più bassa in Italia che in Francia: i bambini francesi già dai due mesi d’età in poi possono essere accolti negli asili nido, mentre praticamente tutti i piccoli dai 3 ai 6 anni frequentano gli asili. Cosa che non accade in Italia dove, o per mancanza di strutture o per l’apprensione spesso ingiustificata, le mamme si dedicano a tempo pieno ai loro figli.