Calais, la Gran Bretagna costruirà un muro anti-migranti: è l’ennesima sconfitta per l’Europa

Dopo la Brexit, che ha sancito il distacco politico ed economico dall’Ue, il Regno Unito si prepara a dividersi dal resto dell’Europa anche fisicamente. La Gran Bretagna ha comunicato la decisione di voler costruire un muro anti-migranti lungo l’autostrada che costeggia il campo profughi di Calais, soprannominato “la Giungla”. La barriera arriverà fino al porto della cittadina francese, sarà lunga oltre un chilometro, alta quattro metri e costruita con un materiale liscio che renderà difficile arrampicarsi. Il sottosegretario britannico all’immigrazione Robert Goodwill è sicuro che questa sia la scelta giusta ed annuncia che i lavori per la costruzione del muro inizieranno nei prossimi giorni, per essere completati probabilmente entro la fine del 2016. La realizzazione del muro è parte dell’accordo da 20 milioni di euro stipulato tra Londra e Parigi nel marzo scorso: il patto prevede inoltre misure di sicurezza più severe ai confini e stabilisce che i costi di costruzione della struttura (2,5 milioni di euro) saranno ovviamente a carico del Regno Unito.

Il muro, almeno sulla carta, impedirà ai migranti di attraversare la Manica nascondendosi sotto i tir diretti in Gran Bretagna o salendo furtivamente sui treni che attraversano l’eurotunnel. Nello scorso mese di luglio in media ogni sei minuti un migrante è stato scoperto mentre tentava di salire su un camion, mettendo a rischio la propria vita e creando problemi agli inconsapevoli camionisti, che se vengono scoperti a trasportare persone incorrono in sanzioni fino a 4000 sterline. Ma i profughi della “Giungla”, che vivono nel campo in condizioni disumane, farebbero questo ed altro per raggiungere la loro “terra promessa”.
In seguito alla decisione di costruire il muro non sono mancate le polemiche: secondo gli stessi autotrasportatori il problema non sarà risolto ma solamente spostato più a sud, qualche chilometro prima del muro. Per molti di loro, come riporta Kate Gibbs, direttrice dell’associazione di autotrasportatori Road Haulage Association, “quei soldi sarebbero stati spesi meglio se investiti nella messa in sicurezza delle strade che portano a Calais”.
Nella cittadina a nord della Francia il caos regna da tempo, e la situazione è andata aggravandosi recentemente con l’arrivo della stagione estiva. Appena lunedì scorso migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per chiedere la chiusura definitiva del campo profughi, che secondo gli abitanti del posto sta causando gravi danni all’economia e al turismo locali. Ma il governo francese, che negli scorsi mesi ha sgomberato la parte sud della “Giungla”, pur avendo promesso lo smantellamento anche della parte nord non ha specificato nulla riguardo alle tempistiche.
Tutto ciò accade nel giorno in cui l’Austria ha comunicato di voler varare un provvedimento della durata di sei mesi (e rinnovabile per tre volte) che prevede lo stop alle richieste d’asilo, il respingimento dei profughi in Paesi “sicuri” e la presenza di oltre duemila soldati al confine.
Insomma, è ormai chiaro che la maggioranza dei Paesi europei non ha intenzione di sottostare al meccanismo delle quote che (con scarsa veemenza) è stato suggerito dalle istituzioni europee. Nazioni come Italia e Grecia sembrano destinate a restare sempre più sole e a vedere rimandati ancora una volta i piani di ricollocamento dei migranti. La costruzione dell’ennesimo muro, proprio sulle rive della Manica, è la dimostrazione di due cose: la prima è che si è ancora ben lontani dal concetto di “nazione europea”; la seconda è che la Storia recente, purtroppo, non ci ha insegnato nulla.