Discorso sullo stato dell’Unione : tutte le preoccupazioni di Juncker

Non è un vero e proprio allarme, ma una seria presa di coscienza dei problemi esistenti, che vanno affrontati e risolti nel minor tempo possibile. Settembre, d’altronde, è il mese dei buoni propositi, e il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker lo dimostra con il suo discorso annuale sullo stato dell’Unione, il secondo da quando è al vertice di uno dei principali organi politici comunitari.

Questa mattina, dalla plenaria di Strasburgo, Juncker ha parlato di tutti i temi più scottanti per l’Unione Europea, facendo il punto della situazione e stabilendo la linea da seguire nei prossimi mesi: “L’Europa non è abbastanza sociale. Stiamo attraversando una crisi esistenziale” ha detto Juncker “ed è giunto il momento che tutti si assumano le proprie responsabilità. Se vogliamo dimostrare al mondo che l’Europa esiste dobbiamo stilare un programma positivo per i prossimi 12 mesi, superando le divisioni e le disuguaglianze che si sono create nell’ultimo periodo tra Est e Ovest del continente. Dal 2013 ad oggi sono stati creati 8 milioni di posti di lavoro, ma la disoccupazione in Europa è ancora troppo alta: bisogna lavorare sui diritti”.

Il presidente della Commissione Ue in apertura parla anche del Patto di stabilità: “Anche se la situazione dei debiti resta alta, essi si sono ridotti (il livello di deficit in Europa rispetto al 2009 è sceso dal 6,3% all’1,9%, ndr) e questo dimostra che il Patto di stabilità ha il suo effetto, ma non deve diventare patto di flessibilità: deve essere un patto applicato con flessibilità intelligente, che non ostacoli la crescita economica”.

Nelle ultime ore è stata diramata la notizia che il Regno Unito non avvierà le pratiche per la procedura di uscita dall’Ue prima dell’inizio del 2017, e così Juncker affronta anche l’argomento Brexit, togliendosi qualche sassolino dalle scarpe: “Non deve essere considerata una minaccia. I nostri amici e partner internazionali si chiedono con preoccupazione se la Brexit non sia l’inizio dello scioglimento dell’Unione, ma noi siamo sicuri che, pur rispettando e deplorando questa decisione, non ci sia un pericolo per l’esistenza dell’Ue”.

Le vere minacce per l’Ue provengono invece dal pericolo terrorismo e dal populismo dilagante, bersagli contro cui l’ex premier del Lussemburgo si scaglia senza mezzi termini: “La priorità assoluta è quella di difenderci dal terrorismo, devono capire che non hanno alcuna possibilità di colpire i nostri valori perché la nostra tolleranza non andrà a scapito della nostra sicurezza”. Sulle tante spinte antieuropeiste che dopo il Regno Unito hanno coinvolto Paesi come Austria, Ungheria e, in parte, anche Italia e Francia, Juncker ha affermato: “Il populismo non risolve i problemi, ma li crea. Tenere un discorso europeista qui non è così difficile, ma tutti dovrebbero fare discorsi europeisti nei loro parlamenti. Dire sì con entusiasmo a Bruxelles e poi fingere di non aver partecipato è il contrario di ciò che definisco coerenza. Non dobbiamo più prendere in giro i cittadini europei, che si aspettano risultati e decisioni”.

Le parole del presidente della Commissione Ue nell’aula di Strasburgo fanno il paio con quelle pronunciate dal governatore della BCE Mario Draghi, che appena ieri a Trento, dove si è recato per ricevere il Premio “DeGasperi”, affermava  che “in Europa occorrono politiche che mettano in moto la crescita, riducano la disoccupazione e aumentino le opportunità individuali, offrendo nel contempo il livello essenziale di protezione dei più deboli”.

I problemi esistono e, mai come adesso, tutti sembrano essersene accorti. Ora è il momento di confrontarsi, comprendere le diverse esigenze e passare all’azione già dal prossimo 16 settembre, quando i capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri si riuniranno a Bratislava per discutere non più di Brexit ma del futuro dell’Unione Europea.