Google Allo è già un successo: unico punto debole la privacy degli utenti

La nuova app di messaggistica targata Google è già un successo. Si chiama Allo e, a pochi giorni dal suo lancio ufficiale, è già l’app più scaricata della settimana sul Play Store con oltre un milione di download tra gli utenti che utilizzano il sistema operativo Android.

Un motivo di seria preoccupazione per Whatsapp, Messenger e Telegram, attualmente le app leader nel settore, che dovranno introdurre nuove caratteristiche per evitare di subire la rimonta di Allo.

L’app di messaggistica istantanea creata dal colosso di Mountain View introduce nel panorama delle chat alcuni elementi di novità che potranno con il tempo diventare la chiave per sbaragliare le concorrenti.

Allo si presenta come una classica app di messaggistica con tutte le funzioni comuni (chat in gruppo, invio foto, messaggi vocali) con in più la possibilità di ingrandire o rimpicciolire i caratteri.

Le novità principali però sono altre: la prima peculiarità è rappresentata dal fatto che è possibile avviare chat in incognito, ovvero conversazioni crittografate da capo a capo in cui i messaggi si cancellano automaticamente dopo un periodo di tempo stabilito dall’utente (da 30 secondi a una settimana) e i messaggi in arrivo non appaiono direttamente sullo schermo o sulla barra in alto ma vengono segnalati tramite notifiche generiche. La seconda particolarità è la presenza di un Google Assistant (in gergo definito “chatbot”) che permette all’utente di ricevere aiuto per le classiche ricerche sul web senza mai uscire dalla app. L’assistente virtuale, rintracciabile nella lista dei contatti salvati in rubrica, cerca di capire il linguaggio naturale di chi scrive e in caso di incomprensioni suggerisce all’utente la formula giusta per ottenere il risultato sperato: una funzione totalmente nuova, che risulta utile soprattutto per le chat di gruppo. L’assistente per ora si esprime solo in lingua inglese, ma nell’arco di poche settimane dovrebbe essere disponibile anche in altre lingue tra cui l’italiano.

Oltre ai tanti lati positivi di Allo c’è però un punto debole che ha suscitato le critiche degli addetti ai lavori: parliamo della privacy, aspetto non di poco conto soprattutto in seguito alle violazioni sempre più frequenti delle ultime settimane. L’app conserva infatti di default tutte le conversazioni in maniera permanente, con lo scopo di profilare i clienti, creare messaggi pubblicitari ad personam e migliorare le prestazioni del chatbot. L’alternativa c’è ed è quella di avviare le conversazioni in incognito, in cui i messaggi vengono crittografati tramite la tecnologia end-to-end. Scegliendo di conversare in maniera “segreta” però non è possibile usufruire dell’aiuto dell’assistente virtuale, il vero elemento di novità rispetto alle altre app di messaggistica.

L’allarme privacy è stato lanciato dall’informatico statunitense Edward Snowden, noto per aver reso pubblico l’utilizzo di un sistema di sorveglianza di massa (e violazione totale della privacy dei cittadini) da parte del governo americano, che si è scagliato contro la nuova creatura di Google con un messaggio su Twitter: “Oggi gratuitamente disponibile per il download: Google Mail; Google Maps e Google sorveglianza: è Allo, non utilizzatela. La scelta di disabilitare la crittografia end-to-end di default è pericolosa e la rende insicura: evitate Allo, almeno per adesso”.