Permessi di soggiorno, la tassa mette in disaccordo Ue e Governo: ad ottobre l’udienza del C.d.S.

Corte di Giustizia Europea, Tar e Consiglio di Stato sono i protagonisti di uno scontro legale i cui esiti sono ancora tutti da definire: argomento del dibattito è la tassa sul permesso di soggiorno, oggetto negli ultimi mesi di contenziosi e decisioni che sembrano contraddirsi l’un l’altra.

Ricostruiamo la vicenda: la Corte di giustizia europea già circa un anno fa si era schierata contro la tassa applicata in Italia, giudicandola troppo esosa (il costo oscilla tra gli 80 e i 200 euro, da aggiungere ai circa 70 euro che chi chiede il permesso di soggiorno è già tenuto a pagare). In quella occasione l’istituzione con sede in Lussemburgo minacciò di aprire una procedura contro l’Italia, ritenendo che tale somma fosse un modo per “discriminare gli immigrati”. Così, nel maggio scorso, il Tar del Lazio, sulla scia del pensiero della Corte europea, ha deciso di accogliere un ricorso presentato dalla Cgil e da un piccolo gruppo di immigrati, decretando l’abolizione del contributo relativo al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno, giudicato eccessivo e non in linea con le norme europee.

Una presa di posizione netta che ha costretto il Ministero dell’interno ad adeguarsi e a comunicare a tutte le questure che quel denaro non doveva più essere versato. Il governo italiano però, in disaccordo con la decisione del Tar, all’inizio di settembre ha presentato appello al Consiglio di Stato, chiedendo la reintroduzione della tassa. Con un provvedimento d’urgenza il Consiglio di Stato ha sospeso l’efficacia della sentenza emessa dal Tar, reintroducendo quindi provvisoriamente la tanto discussa tassa. Lo stesso organo di giustizia amministrativa ha poi fissato un’udienza per il prossimo 13 ottobre, durante la quale verranno ascoltati anche i rappresentanti della Cgil. Dopo l’udienza ci vorranno ancora diversi mesi per poter arrivare ad una decisione definitiva, e intanto la confusione regna sovrana: il Ministero dell’Interno avrà infatti in ogni caso un problema ulteriore, dovendo risarcire chi ha già pagato o, in alternativa, recuperare il denaro da coloro che hanno regolarmente chiesto il permesso di soggiorno dopo la sentenza del Tar.

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