“Giornata mondiale degli insegnanti”, il tema scelto dall’Unesco è la parità di genere

Tra i diritti principali che acquisiamo una volta venuti al mondo c’è il diritto ad essere istruiti: ma come potremmo acquisire nuove conoscenze ed essere educati senza la figura fondamentale dell’insegnante?

Dal 1994 l’Unesco ha istituito la Giornata Mondiale degli Insegnanti con lo scopo di valorizzare un ruolo troppo spesso sottovalutato, ma che ricopre un’importanza unica nella formazione culturale e umana dei nostri figli, dalle scuole materne all’università. La giornata cade ogni anno il 5 ottobre ed il tema scelto dall’Unesco per il 2016 è la “parità di genere”. Pur essendo un lavoro svolto prevalentemente da donne, il panorama nelle diverse parti del mondo è infatti molto variegato: su scala mondiale le donne rappresentano il 62% degli insegnanti della scuola primaria, ma in alcune zone, come l’Africa Subsahariana, la presenza femminile è estremamente ridotta e le condizioni di lavoro sono pessime. In Italia si registra una delle percentuali più alte di insegnanti donne al mondo: nella scuola primaria, secondo gli ultimi dati Eurostat, le insegnanti sono il 96% del totale, numero che scende sensibilmente considerando le scuole secondarie medie e superiori, dove le donne rappresentano il 71,2%. Se consideriamo però i ruoli dirigenziali, ci accorgiamo che molto spesso per queste cariche (non solo nel nostro Paese) la scelta ricade sugli insegnanti di sesso maschile.

Dal rapporto dell’Unesco emerge anche un’altra preoccupazione, legata alla carenza di insegnanti a livello globale: per raggiungere l’obiettivo di garantire l’istruzione primaria in tutto il mondo, il cui raggiungimento era previsto per il 2015 nell’accordo “Education for all”, mancano ancora all’appello due milioni di insegnanti. La situazione più grave è quella che riguarda parecchie nazioni africane, ma tra i 112 stati afflitti da questo problema ci sono a sorpresa anche Stati Uniti, Spagna, Irlanda, Svezia e Italia.

La nostra nazione, dove gli stipendi per gli insegnanti sono sensibilmente più bassi rispetto alla media mondiale (si guadagnano meno di 30mila euro annui in media), deve fare i conti con diversi problemi, dalla fatiscenza di alcune strutture ai tanto discussi concorsi che spesso costringono chi svolge questo mestiere a vivere a centinaia di chilometri di distanza dalla propria famiglia. Gli insegnanti italiani, la cui preparazione è riconosciuta in tutto il mondo, si aggiudicano anche il primato di docenti più anziani in tutta l’Unione europea, con un numero di over 50 superiore rispetto a quello degli altri Paesi membri: sempre secondo gli ultimi dati Eurostat nelle scuole primarie il 53% degli insegnanti supera i 50 anni, e la percentuale sale ancora (58%) alle scuole secondarie. Nel resto dell’Ue i valori sono rispettivamente del 32,4% e del 38,1%.

Una volta giunti all’età pensionabile inoltre, secondo il sindacato di categoria Anief, 41 insegnanti italiani su cento percepiscono meno di 1000 euro al mese.

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