Brexit, premier e ministro dell’Interno britannici chiudono le porte ai lavoratori stranieri

Diminuire il numero dei lavoratori stranieri nel Regno Unito è uno dei primi obiettivi del governo britannico all’indomani della Brexit. Questo è quello che emerge dalle parole pronunciate dalla premier Theresa May e soprattutto dalla ministra dell’Interno britannica, Amber Rudd, che dal palco del congresso Tory a Birmingham ha detto che il governo sta pensando di chiedere a tutte le aziende “una lista dei lavoratori stranieri assunti”. La Rudd ha precisato di “non essere razzista” ma ha ribadito il concetto di voler diminuire il numero di lavoratori extracomunitari (chi proviene dai Paesi dell’Ue è al sicuro, almeno fino alla fine dei negoziati per la Brexit) promuovendo al contempo l’assunzione degli inglesi. Va precisato però che la situazione occupazionale nel Regno Unito non rappresenta un’emergenza da risolvere al più presto: il tasso di disoccupazione è al 4,9%, tra i più bassi in Europa, solo un giovane su 10 è disoccupato e per di più la presenza di lavoratori stranieri si è rivelata fondamentale per il buon andamento di alcuni settori come l’edilizia e la sanità. Altro obiettivo della Rudd è quello di far rispettare una norma spesso disattesa in Gran Bretagna, ossia l’obbligo per le aziende di rivolgere gli annunci di lavoro per i primi 28 giorni solo ai cittadini britannici, per poi eventualmente assumere cittadini stranieri.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Primo ministro Theresa May, che alla Bbc ha dichiarato: “I medici stranieri potranno rimanere in Gran Bretagna fino a quando non ci saranno abbastanza dottori britannici con cui rimpiazzarli”. Poco prima era stato lo stesso ministro della Salute Jeremy Hunt ad annunciare che ogni anno saranno formati 1500 medici inglesi in più, in modo da porre fine entro il 2025 alla dipendenza del sistema sanitario britannico dalle competenze degli stranieri.

Le dichiarazioni delle due donne hanno innescato una serie di critiche: il Times ha sbattuto in prima pagina il titolo “Liste di proscrizione”, il numero uno del partito laburista Jeremy Corbyn ha detto che “i leader conservatori hanno toccato il fondo soffiando sulle braci della xenofobia” mentre la premier scozzese Nicola Sturgeon ha definito “ripugnante” il modello Brexit imposto da Theresa May, aggiungendo di essere contraria all’avvento di “un Paese dove le persone non sono giudicate sulla base delle loro competenze ma per il loro luogo di nascita”.

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