Calo drastico della sterlina e Brexit: tutte le preoccupazioni del Regno Unito

Gli scorsi sette giorni saranno ricordati come la “settimana nera” della sterlina. Ci vorrà ancora tempo per capire quanto possano essere durature le flessioni subite dalla valuta britannica, mentre sono già chiari i motivi che hanno portato a cali tanto drastici: alla base del crollo ci sarebbero infatti le parole della premier Theresa May, che qualche giorno fa, durante il congresso del partito  Conservatore a Birmingham, ha aperto di fatto all’ipotesi di una “hard Brexit”, ossia un uscita non solo dalla zona euro ma anche dal mercato unico, con relative limitazioni per i lavoratori non britannici che risiedono nel Paese. Per assistere all’effettiva uscita dello Uk dall’Unione dovremo aspettare almeno l’ottobre del 2019, ma le prime ripercussioni del voto a favore della Brexit sembrano farsi sentire già dopo i primi mesi. Il calo della moneta inglese, che nell’ultimo anno ha perso circa un quinto del suo valore, ha avuto una forte accelerazione proprio a partire dal 23 giugno scorso, data del referendum.

Venerdì sera, dopo la chiusura delle borse europee, il cambio sterlina/euro ha toccato i minimi dal 2009 mentre quello sterlina/dollaro non era così basso dal 1985, ben trentuno anni fa. L’episodio più significativo è avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì, quando in poco più di due minuti, probabilmente a causa di un errore umano che ha provocato il malfunzionamento di uno degli algoritmi, la moneta britannica ha perso improvvisamente circa il 6% del suo valore, scendendo fino a 1,11 euro. Il “flash crash” (questo il nome del fenomeno in gergo finanziario) ha fatto sì che per la prima volta alcuni cambiavalute, ad esempio l’International Currency Exchange di Southend, offrissero meno di un euro in cambio di una sterlina inglese. Tali agenzie infatti offrono un cambio non uguale a quello ufficiale ma pari in media al 15% in meno: con il crollo della sterlina a 1,11 euro, gli inglesi hanno quindi ricevuto in alcuni momenti del fine settimana appena trascorso 97 centesimi di euro per ogni sterlina cambiata. Un limite più psicologico che reale, ma comunque importante per sondare l’umore dei cittadini britannici.

Al momento gli sviluppi futuri sono imprevedibili: l’uscita dalla zona euro potrebbe a lungo termine apportare benefici e vantaggi all’economia del Regno Unito, oppure costringerla ad un isolazionismo autoimposto che creerebbe non pochi problemi a tutto il sistema economico.

Il timore più grande degli inglesi (e non solo) al momento è che a pagare le eventuali conseguenze della Brexit potrebbe essere soprattutto quella classe sociale media, composta di piccoli imprenditori e lavoratori dipendenti, che a giugno si era schierata per il “Leave” con lo scopo quasi esclusivo di porre un freno all’immigrazione nel Paese.

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