Calais, sbarcano sulle coste britanniche i primi minori non accompagnati: in tutto saranno 300

Al via il piano varato dai governi di Francia e Gran Bretagna che prevede il trasferimento di circa 300 minori non accompagnati dal campo profughi di Calais al Regno Unito. Nelle ultime ore hanno attraversato il canale della Manica i primi 14 ragazzi: hanno un’età compresa tra i 14 e i 17 anni, sono di origine eritrea o afghana ed hanno dei familiari regolarmente residenti nel Regno Unito, motivo per cui hanno diritto all’ingresso nel Paese. Gli spostamenti riguarderanno però anche i minorenni considerati a rischio, cioè coloro che non solo sono soli ma non hanno nemmeno punti di riferimento familiari in Gran Bretagna. Per una parte di loro, come dichiarato dallo stesso Ministero dell’Interno inglese, sono state attivate delle speciali procedure di registrazione. In tutto i minori che lasceranno il campo profughi di Calais saranno oltre 300 e gli spostamenti, organizzati dal governo britannico, dovrebbero terminare nel giro di tre giorni: Londra si è vista costretta a prendere questa decisione dopo le accuse da parte della Francia di “non fare la sua parte” nel gestire l’emergenza legata al campo di Calais, dove vivono in condizioni disperate circa 10mila persone, tra cui oltre mille minori, che ogni giorno cercano di approdare sulle coste britanniche senza temere alcun pericolo. Il campo, soprannominato la “Giungla”, sarà distrutto dalle autorità francesi nelle prossime settimane o comunque entro la fine del 2016, mentre i migranti che non hanno i requisiti per entrare a Londra (la stragrande maggioranza) saranno ridistribuiti nei diversi campi disseminati in tutta la Francia.

L’arrivo dei giovani migranti nel Regno Unito ha già creato una spaccatura tra le associazioni che si oppongono alla decisione e il parere di alcuni esponenti religiosi come l’arcivescovo di Canterbury, il quale ha criticato il ritardo del governo nel cercare soluzioni all’emergenza: “Oggi è certamente una buona giornata per questi bambini riuniti con le loro famiglie” ha detto “ma a Calais ce ne sono ancora un migliaio che corrono terribili pericoli dopo il rischio di demolizione del campo entro una settimana.”

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