Lavoro, l’effetto Jobs Act sta svanendo? I dati dell’Inps

L’effetto del Jobs Act e degli sgravi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato sembra essersi lentamente affievolito, e a risentirne è l’interno mondo del lavoro. Dopo le rilevazioni dell’Istat, a confermare la situazione non rosea arriva il report dell’Inps. Nei primi otto mesi del 2016 le assunzioni sono calate dell’8,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e i contratti a tempo indeterminato stipulati sono scesi da 1,2 milioni a 800mila. Quest’ultimo dato è però comprensibile alla luce della diminuzione degli sgravi fiscali a beneficio dei datori di lavoro: se fino all’anno scorso per ogni neoassunto era possibile risparmiare fino a 24mila euro di tasse in tre anni, dal 2016 la somma si aggira intorno ai 10mila euro. Probabile quindi che il numero di assunzioni a tempo indeterminato nel 2016 faccia registrare a fine anno un record negativo, almeno rispetto al biennio precedente.

Discorso diverso per i contratti a tempo determinato, che continuano a crescere. Nel 2016 le assunzioni sono state 2 milioni 385mila, in aumento sia rispetto al 2015(+2,5%) sia rispetto al 2014 (+5,5%). Aumentano anche i contratti di apprendistato (+ 18% sul 2015) mentre sono in calo i contratti di lavoro stagionale.

Tra elementi positivi e negativi, il tasso di disoccupazione generale rimane tutto sommato invariato, stabile intorno all’11,5%. Ovviamente, con l’aumento dei contratti a tempo determinato e il diminuire di quelli a tempo indeterminato, diminuiscono le garanzie per i lavoratori, e crescono le nuove forme di lavoro: è il caso dei voucher (buoni per il lavoro occasionale di tipo accessorio) inizialmente utilizzati in agricoltura per le raccolte stagionali e poi sfruttati anche in altri settori. Da gennaio ad agosto 2016 ne sono stati emessi, per un valore di dieci euro cadauno, circa 97 milioni, ben il 36% in più rispetto ai primi otto mesi del 2015. Altro dato negativo è quello dei licenziamenti per “giusta causa” e “giustificato motivo”, aumentati dopo la cancellazione dell’articolo 18 che ha dato alle aziende una maggiore libertà di decisione: sia nel 2014 che nel 2015 sono stati circa 35mila, mentre quest’anno si è saliti a 46mila. Un aumento facilmente spiegabile considerando che le norme introdotte dal Jobs Act, e quindi anche l’abolizione dell’articolo 18, sono applicabili solo nei confronti di chi è stato assunto dopo l’entrata in vigore della riforma del lavoro.

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