Spagna, la Corte costituzionale contro la Catalogna: “Impossibile vietare le corride”

Nuovo scontro tra l’amministrazione statale spagnola e la Catalogna, regione che da anni rivendica la propria indipendenza da Madrid. Dopo le bandiere apparse al Camp Nou recanti la scritta “Welcome to Catalonia” e il caso scoppiato dopo che il calciatore del Barcellona Gerard Piquè ha tagliato dalla maglia della nazionale la striscia di tessuto con i colori della bandiera spagnola, nuovo argomento del dissidio sono le corride, che la Catalogna aveva deciso di vietare nel 2010 con una decisione del Parlamento di Barcellona: a sei anni di distanza, la Corte costituzionale spagnola, con 8 voti favorevoli su 11, ha deciso di annullare il divieto motivando la presa di posizione con il fatto che la regolamentazione della corrida, divenuta bene culturale nazionale nel 2015, sia di competenza dello stato e non delle singole regioni.

Il parlamento catalano si era espresso contro questo tipo di manifestazioni in seguito ad un iniziativa popolare contraria al maltrattamento degli animali, ma secondo Madrid il vero obiettivo era quello di contrapporsi allo stato centrale rivendicando ancora una volta la differenza tra la Catalogna e le altre regioni spagnole. Ipotesi probabile, anche perché la decisione del 2010 ha avuto risvolti più teorici che pratici, considerato che in tutto il territorio catalano l’unica arena attiva era quella di Barcellona.

La decisione della Corte, che ha comunque concesso alle singole regioni la facoltà di stabilire modalità e frequenza delle manifestazioni ma non quella di abolire completamente la corrida, è stata accolta con favore dai toreri di tutta la Spagna. Polemico invece il commento del sindaco di Barcellona Ada Coalu: “La Corte costituzionale dica quello che vuole, noi continueremo a far rispettare le normative che vietano il maltrattamento degli animali”.

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