Italia ultima nella classifica dei “Neet”: riducendoli il Pil crescerebbe dell’8,4%

E’ una delle ferite più grandi della società italiana al tempo della crisi: parliamo dei Neet, ossia i giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione professionale. In Italia sono quasi due milioni e  mezzo. Avevamo già trattato l’argomento pochi mesi fa (http://lineadirettaeuropa.eu/2016/09/17/italia-tra-aumento-dei-neet-disoccupazione-e-tagli-allistruzione-le-vittime-sono-i-giovani/ ) ma ora nuovi dati emergono alla luce della approfondita ricerca “Empowering a new generation” condotta da Pwc. Secondo l’analisi, una riduzione sensibile del numero dei Neet darebbe all’economia mondiale uno slancio sostanziale, pari a 1000 miliardi di dollari, di cui 156 solo in Italia: traducendo in termini più concreti, parliamo di un impatto positivo sul Pil nazionale di circa 8,4 punti percentuali.  I dati si riferiscono ai livelli di istruzione ed occupazione nei 35 paesi Ocse, è l’Italia in questa particolare classifica che misura lo “sfruttamento” del potenziale delle nuove generazioni si classifica all’ultimo posto, dopo la Spagna trentatreesima e la Grecia trentaquattresima: non è un caso se le ultime tre posizioni sono occupate dalle nazioni che più hanno accusato negli ultimi anni gli effetti della crisi. L’Italia è il Paese che ha perso più posizioni in classifica negli ultimi dieci anni, mentre il cammino inverso è stato intrapreso da Israele, Lussemburgo e Germania. Proprio la Germania, insieme alla Svizzera (prima) e all’Austria (terza) va a formare il podio: questi Paesi, grazie soprattutto a strumenti di collegamento tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro, sono riusciti a ridurre ai minimi termini le percentuali di disoccupazione giovanile.

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