Emergenza ipovedenti a scuola: come assistere i piccoli studenti?

La cecità è un problema serio per la società moderna, e sono pochi i sistemi per indagare questo fenomeno. Secondo le stime, in tutto il mondo i disabili visivi sono 285 milioni, di cui 39 milioni non vedenti e 246 ipovedenti. Stabilire dei confini tra le diverse categorie e dare dati precisi è molto complicato, ma ciò che è certo è che, almeno in Europa, non si fa abbastanza per ridurre i numeri di questa emergenza: campagne di sensibilizzazione sul tema e prevenzione da parte dei cittadini potrebbero infatti evitare circa il 50% dei casi di persone ipovedenti nei Paesi dell’Ue.

Uno studio di Deloitte Access Economics, che coinvolge sette nazioni europee ed è stato presentato al Forum Europeo sulla cecità tenutosi a Roma lo scorso settembre, sottolinea inoltre quanto in Italia il problema sia esteso, comportando costi esorbitanti per il sistema pubblico che potrebbero essere ridotti, come abbiamo detto, tramite la prevenzione.

Ma c’è un’emergenza nell’emergenza, ed è quella che riguarda bambini ed adolescenti ipovedenti che frequentano le scuole italiane e spesso non ricevono l’assistenza e le attenzioni che meriterebbero. Sul tema specifico è intervenuto nelle scorse settimane, con un commento scritto sul portale superando.it, Gianluca Rapisarda, Direttore scientifico dell’IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) e dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). Rapisarda si è fermamente opposto all’idea, sostenuta dalla Fondazione Guderzo, di dover  realizzare scuole speciali per bambini ciechi, ritenendo questa via una “falsa soluzione” ed un “pericoloso ritorno al passato”, assolutamente non utile a soddisfare le esigenze educative dei piccoli studenti.

La strada da seguire, secondo Rapisarda, sarebbe piuttosto quella di includere i ragazzi nel sistema scolastico “normale”, che invece da questo punto di vista presenta ancora oggi lacune e carenze molto evidenti. Gli insegnanti di sostegno, secondo il parere dell’UICI, non sono infatti abbastanza preparati per riconoscere i bisogni di questi ragazzi, e non conoscono gli strumenti relativi alla triflodidattica, ovvero  la scienza che studia le problematiche di persone con disabilità visiva nella sfera dello studio. Rapisarda non attribuisce però la responsabilità di queste mancanze agli stessi insegnanti di sostegno, ma al sistema di istruzione italiano, che “relega” gli insegnanti di sostegno ad un ruolo provvisorio, della durata di soli 5 anni (da trascorrere peraltro non necessariamente nella stessa scuola) e li forma in maniera generica e non specifica, nell’attesa che i docenti riescano a raggiungere le tanto ambite cattedre ordinarie. L’UICI propone invece una riforma universitaria che istituisca un semestre di formazione sul tema obbligatorio per tutti, un percorso di laurea specialistica dedicata agli insegnanti di sostegno e infine l’aggiornamento obbligatorio per questa tipologia di docenti, che ancora più degli altri ha bisogno di essere continuamente informata sugli strumenti adatti a garantire l’inclusione degli studenti. Nell’attesa che questo fine sia raggiunto, l’UICI ha istituito sul territorio nazionale diciassette Centri di Consulenza Triflodidattica, con l’obiettivo di fornire consulenza e informazioni agli insegnanti di sostegno.

Una serie di eventi verteranno sul tema nelle prossime settimane. Tra questi, quello in programma il 30 novembre alle 8.30 presso il Liceo Statale “Alessandro Manzoni” di Caserta. L’appuntamento, del quale la nostra realtà editoriale è partner, si intitolerà “Cecità e ipovisione: strumenti e strategie per l’inclusione scolastica e sociale”.

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