Rivoluzione Ue: le modifiche proposte da Juncker e l’addio di Schulz a Bruxelles

Grandi cambiamenti in vista all’interno delle istituzioni europee. A tenere banco nelle ultime ore sono infatti due importanti novità: la prima riguarda le modifiche proposte dal presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker che tra poco andremo a scoprire nel dettaglio, e la seconda è l’annuncio, a sorpresa ma non troppo, del presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, che dopo oltre vent’anni di onorata carriera a Bruxelles ha dichiarato di voler terminare la sua esperienza europea nei prossimi mesi per potersi dedicare più da vicino alla politica del suo Paese, la Germania.

Tornando a Juncker, il presidente ha dato seguito alle intenzioni anticipate durante il discorso sullo stato dell’Unione dello scorso settembre inviando proprio a Schulz una lettera per chiedere il parere del Parlamento su due importanti argomenti: il primo è la proposta del lussemburghese di abolire la norma, stabilita nell’Accordo quadro risalente al 2010, che impone ai Commissari di dimettersi dalla carica ricoperta nel caso in cui vogliano candidarsi alle elezioni per il Parlamento Europeo: l’obiettivo di Juncker è quello di uniformare l’Ue alle normative vigenti nella maggioranza degli Stati membri, le quali permettono ai membri del governo in carica di candidarsi alle elezioni (nazionali o europee) continuando a ricoprire l’incarico affidatogli. La seconda proposta è anch’essa relativa ad alcuni obblighi per i commissari europei: Juncker suggerisce infatti di estendere il periodo di incompatibilità durante il quale gli ex commissari devono informare la Commissione della loro intenzione di esercitare un’altra professione. L’idea di Juncker è quella di allungare questo periodo dai 18 mesi attuali fino a due anni per i membri della Commissione e a tre anni per il presidente della Commissione Ue.

Il presidente della Commissione Ue così ha spiegato i motivi che sono alla base delle sue richieste: “Le elezioni europee sono e dovrebbero essere un appuntamento necessario con la democrazia, anche per la Commissione. Al tempo stesso, alla luce della recente esperienza con membri della precedente Commissione, ritengo che il codice di condotta dei commissari dovrebbe essere reso più severo in modo da aderire agli standard etici più elevati possibile nei casi di conflitto di interessi. In particolare, per il futuro, desidero estendere il periodo di incompatibilità per gli ex presidenti a tre anni. Delle norme più severe non sono certo sufficienti ad assicurare un comportamento eticamente accettabile in tutti i casi, ma costituiscono un indispensabile punto di partenza”.

Per fare ciò però, in particolare nel caso dell’estensione dei termini per evitare conflitti d’interesse, ci sarà bisogno del parere positivo da parte del Parlamento Europeo, guidato proprio da quel Martin Schulz che con tutta probabilità lascerà Bruxelles entro la metà del 2017.

Schulz infatti proprio in queste ore ha confermato alla redazione di Ard la notizia apparsa questa mattina sulla prima pagina della Sueddeutsche Zeitung, secondo cui  l’attuale presidente del Parlamento Europeo non si candiderà per un nuovo mandato a Bruxelles ma “guiderà la lista dei social democratici nel Land del NordReno-Vestfalia”. Ma il nome di Schulz, che è stato eletto per la prima volta a Bruxelles nel lontano 1994, è in lizza anche per altre due cariche: quella di candidato a cancelliere (anche se favorito sembra il presidente del suo partito Sigmar Gabriel) e quella di ministro degli Esteri, in sostituzione di Frank Walter Steinmeier che molto probabilmente verrà scelto come nuovo presidente della repubblica federale tedesca.