Brexit, Tony Blair dice la sua: “Non è detto che Il Regno Unito esca dall’Europa”

Per l’ex primo ministro inglese Tony Blair l’uscita del Regno Unito dall’Ue, nonostante il referendum del giugno scorso, è ancora tutta da decidere. L’ex capo del partito laburista ha espresso le sue idee nel corso di un’intervista rilasciata alla rivista britannica New Statesman, innescando anche qualche polemica in patria. Secondo Blair in particolare “il processo della Brexit potrebbe essere interrotto se il popolo britannico dovesse ritenere, una volta analizzato il bilancio costi-benefici, che non valga la pena uscire dall’Unione Europea”. Un punto su cui l’ex inquilino del 10 di Downing Street si trova in forte contrasto con l’attuale Primo ministro Theresa May, che ha più volte escluso la possibilità di un secondo referendum continuando a ripetere il suo mantra “Brexit significa Brexit”: una volta presa questa decisione, secondo la May, non è più possibile tornare sui propri passi. In realtà però una recente sentenza dell’Alta Corte britannica ha decretato che per poter avviare le procedure di uscita dall’Unione (che comunque dureranno due anni circa) è necessario almeno avere il parere positivo del Parlamento inglese.

Blair proporrebbe una valutazione pubblica riguardante soprattutto gli sviluppi commerciali: “la Gran Bretagna manterrà gli accordi di libero scambio con l’Europa o dovrà negoziare nuovi trattati con gli altri Stati?” si chiede Blair. Un parere importante per l’opinione pubblica il suo ma che, almeno al momento, non può influire sulle decisioni della May.

Ma anche le previsioni economiche non sono delle più rosee: ci si aspetta, secondo le ultime indagini dell’Office of Budget Responsibility, nei prossimi cinque anni un rallentamento nell’economia britannica ed anche il PIL nel 2017 dovrebbe crescere solo dell’1,4%, la percentuale più bassa dal 2009 ad oggi.

Blair parla inoltre, così come gran parte della stampa britannica, di un accordo (i cui dettagli sono ancora sconosciuti) in programma tra il governo e la casa automobilistica giapponese Nissan, che potrebbe smuovere l’economia inglese: “Dovremmo conoscere i dettagli dell’accordo” ha detto Blair “per capire che mosse ha intenzione di fare il governo”.

Dietro tutta questa esposizione potrebbe celarsi un tentativo da parte di Tony Blair di tornare in politica per provare a far rinascere il “centro-sinistra” inglese: l’ex primo ministro è stato il più longevo nella storia del partito laburista e gode ancora di molto consenso, nonostante le numerose critiche ricevute in seguito alla decisione di attaccare l’Iraq nel 2003 al fianco degli Usa.

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