Forum europeo per i diritti dei minori: il tema è il futuro dei piccoli migranti

Il 29 e il 30 novembre sono due giornate fondamentali per il destino dei piccoli migranti minori che ogni giorno approdano sulle coste europee in cerca di nuove speranze: a Bruxelles infatti si sta svolgendo proprio in queste ore il decimo Forum europeo per i diritti dei minori della Commissione europea, organizzato dalla commissaria per la Giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere Vera Jourova. Obiettivo del summit sarà quello di introdurre nuove linee guida (possibilmente da rispettare in tutti i Paesi membri) per l’accoglienza dei minori e la gestione delle richieste di asilo: per fare ciò sarà necessario creare nuovi strumenti per l’identificazione dei migranti e per la loro integrazione a lungo termine nella società. Saranno circa trecento gli esperti chiamati a partecipare ai lavori e le conclusioni saranno rese pubbliche solo ad inizio dicembre: ad aprire il Forum, che anche quest’anno, come nelle ultime due edizioni tratterà soprattutto il tema migranti, sono stati i discorsi della stessa commissaria Jourova e del commissario per le migrazioni Dimitris Avramopoulos, mentre il discorso di chiusura sarà tenuto dal Primo vicepresidente della commissione Ue Frans Timmermans.

L’operato delle istituzioni europee negli ultimi anni non è sempre stato considerato sufficiente dalle associazioni che si impegnano a tutela dei bambini. Per questo motivo

Unicef, Save the Children ed altre 76 organizzazioni internazionali in occasione del Forum hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui si chiede ai partecipanti di raggiungere risultati concreti che possano garantire un futuro ai piccoli, i quali, prima di essere migranti sono bambini e, in quanto tali, non possono proteggersi da soli.

Molto si sta facendo anche al Parlamento europeo, dove sono in cantiere progetti per cambiare la gestione delle richieste d’asilo e destinare risorse economiche all’emergenza, ma c’è bisogno, secondo queste organizzazioni, di essere tempestivi perché i dati, così come quelli pubblicati qualche tempo fa da un  rapporto Unicef  sono chiari e non possono essere sottovalutati: solo tra il gennaio e il settembre 2016 sono arrivati in Europa 664.500 minori, ed in Italia su 10 arrivati 9 risultavano non accompagnati. Bambini e ragazzi che rimangono in un limbo e che sono già fortunati ad arrivare sulle nostre coste: circa 700 minori solo nel 2016 sono morti in mare o in altre circostanze, come nel caso del piccolo di 6 anni morto in un incendio nel campo profughi dell’isola di Lesbo, in Grecia. Altre emergenze da affrontare sono quelle relative all’istruzione e alla solitudine: i minori arrivati in Grecia devono aspettare in media 20 mesi prima di poter frequentare la scuola mentre quasi tutti i minori in molti stati europei attendono un anno prima di poter raggiungere i propri familiari in altre nazioni. Per porre fine a tutte queste difficoltà c’è bisogno di regole chiare, collaborazione tra i Paesi membri e più velocità nei processi burocratici, perché la vita di un bambino vale più di ogni altra cosa.