Referendum, l’Italia boccia la riforma con il 59% dei no: gli scenari politici possibili

Un risultato netto e senza possibilità di appello quello che ha visto soccombere il alla riforma durante il referendum costituzionale di ieri 4 dicembre. I contrari alla proposta del governo prevalgono con il 59,11% delle preferenze, contro il 40,89% dei Sì. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi si è assunto tutte le responsabilità per la sconfitta, comunicando le proprie dimissioni dall’incarico (che oggi saranno presentate ufficialmente al Quirinale) appena un’ora e mezza dopo la chiusura dei seggi in una conferenza stampa a Palazzo Chigi durante la quale è apparso visibilmente commosso. Nelle ultime settimane era stata paventata, dopo l’endorsement di Romano Prodi e di molti influenti sindaci italiani, l’ipotesi di una rimonta del Sì che però di fatto non c’è stata. La principale responsabilità del premier, a prescindere dai contenuti della riforma, condivisibili o meno, sembra essere stata quella di “personalizzare” troppo il referendum fin dall’inizio della campagna politica, spingendo di fatto, e inconsapevolmente, i cittadini a votare pro o contro il suo governo. Emblematica in questo senso l’altissima percentuale di affluenza alle urne (il 68,5%), sintomo di un voto che è stato interpretato come politico piuttosto che strettamente “costituzionale”.

  •  Scenari politici

Ora il destino politico dell’Italia è una completa incognita: la legge elettorale in vigore, il cosiddetto Italicum, probabilmente sarà cambiata prima delle prossime elezioni, ma l’impressione è che manchino alternative in grado di governare il Paese. Il fronte del No, composto praticamente da tutti i partiti escluso il Pd, è apparso entusiasta per la vittoria ma già si divide tra chi, come il leader della Lega Nord Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle, spinge per elezioni imminenti e chi, come Silvio Berlusconi, propone un governo di larghe intese. Difficile comunque che si possa arrivare a votare prima di metà 2017, e in questo senso la mossa di Renzi potrebbe rappresentare una valida strategia per dimostrare agli italiani che, senza di lui (almeno temporaneamente), la situazione del Paese potrebbe essere ancora più confusa e complicata.

  • Mercati

La risposta dei mercati a poche ore dal voto è stata negativa, complice l’incertezza sul futuro del Paese: la borsa di Milano ha aperto in forte calo ma già intorno alle 10.30 si è risollevata, ovviamente segnando un calo più marcato rispetto alle altre borse europee. Più complicata la situazione dei titoli bancari italiani con Unicredit, Mps e Banca Popolare di Milano in calo e la sola Banca Intesa a rappresentare al momento l’eccezione positiva. L’euro nella notte è sceso ai minimi da oltre 20 mesi, arrivando a 1,05 dollari per poi risollevarsi leggermente. Anche lo spread Btp-Bund tedesco, dopo un’impennata iniziale di oltre 10 punti rispetto ai livelli consueti è tornato ai numeri di venerdì.

  • Mappa del voto

Il fenomeno più evidente, che il governo aveva previsto ma in maniera meno marcata, è la sonora sconfitta del Sì nelle regioni meridionali. Ad appoggiare la riforma sono solo tre regioni, tutte del centro-nord: il Trentino Alto Adige (59% di Sì che si trasforma in un 63% a Bolzano), l’Emilia Romagna (dove prevalgono di misura i sostenitori della riforma con il 50,35%) e la Toscana del premier Renzi, dove il sì, pur perdendo nella grillina Livorno, prevale con il 52% dei voti. Batosta per il governo nelle regioni principali del Sud: nella Campania del presidente De Luca il no raggiunge il 68% con il picco del 70% a Napoli; nella Puglia del governatore Emiliano prevale con il 67% e nelle isole il distacco è ancora più netto (71% di no in Sicilia e 72% in Sardegna). Sono queste le regioni risultate fondamentali nel decretare una bocciatura così evidente della riforma.

Il Sì resiste invece in due delle principali città italiane governate da sindaci del M5S: a Roma ottiene il 41% (in linea con la media nazionale) e a Torino il 47%.