Clima, continuano i passi in avanti ma Trump ha ancora dubbi sull’esistenza dei cambiamenti climatici

Dichiarazioni che fanno discutere, come al solito, quelle del neo-presidente americano Donald Trump, che, ospite di Chris Wallace nella trasmissione “Fox News Sunday” di ieri, ha espresso le sue perplessità sulla reale esistenza di un cambiamento climatico sul pianeta, ipotizzando che gli Stati Uniti possano recedere in futuro dall’accordo climatico di Parigi sottoscritto dal presidente uscente Barack Obama.

Un pensiero in netta contrapposizione rispetto agli avvenimenti recenti. Proprio ieri a Vienna nel settore petrolifero sono stati pianificati importanti cambiamenti per la tutela del clima, che, pur non avendo raggiunto pienamente gli obiettivi prestabiliti, segneranno una sorta di rivoluzione nella produzione del greggio. E’ stato raggiunto infatti tra i Paesi Opec e quelli non Opec un importante traguardo: gli stati membri dell’organizzazione a partire dai prossimi mesi estrarranno 1,2 milioni di barili di greggio in meno al giorno, mentre quelli esterni ridurranno la produzione di 558mila barili al giorno, a fronte dei 600mila prefissati. Il punto più importante è però la creazione di un piano di collaborazione tra Opec e altri 10 Paesi esterni (soprattutto la Russia che ha promesso di tagliare 300mila barili al giorno) che darà vita ad una specie di Opec allargata responsabile della produzione di oltre metà dell’offerta mondiale di petrolio. E’il primo accordo per la salvaguardia del pianeta tra paesi Opec e non Opec dopo quello di 15 anni fa, nel 2001.

Alla luce di questi risultati, stupiscono ancor di più le parole di Trump, che ha affermato che il taglio delle emissioni di carbonio voluto da Obama potrebbe compromettere la competitività degli Stati Uniti, puntando il dito contro la Cina e le altre nazioni in cui le imprese possono operare senza il tipo di restrizioni subite dai loro concorrenti statunitensi.

Ma quello dei cambiamenti climatici non è un   argomento su cui poter esprimere opinioni infondate, anche perché a parlare sono i fatti: lo studio di un gruppo di esperti intergovernativo sui cambiamenti climatici ha definito “estremamente probabile” il fatto che gli esseri umani, con l’emissione di gas serra e l’utilizzo massiccio di petrolio, siano stati la “causa dominante” del riscaldamento del pianeta in atto dal 1950 ad oggi. Non è un caso se i 10 anni più caldi mai registrati si sono succeduti dal 1998 ad oggi, e dall’inizio della raccolta dei dati, nel 1880, il 2016 con tutta probabilità risulterà l’anno più torrido.

Trump però non sembra essere molto interessato al punto di vista scientifico, tanto che già durante la campagna presidenziale si era reso protagonista di due episodi controversi: prima aveva descritto il cambiamento climatico come “una bufala inventata dai cinesi” per arricchirsi (salvo poi dire che stava scherzando), poi in un comizio aveva risposto alla domanda di un presente sul tema dicendo che “nessuno crede che un cambiamento climatico sia in atto”.

A spaventare Trump potrebbe essere il fatto che, nonostante dopo la crisi del 2008 gli Usa siano ritornati l’economia più salda del mondo, la Cina e le altre economie non ancora del tutto sviluppate hanno tassi di crescita più alti.

In ogni caso Trump si è mostrato più volte scettico sul tema e sulle regole imposte dall’Environmental Protection Agency. L’eventualità di uscire dall’Accordo di Parigi rappresenta però più una minaccia che una reale e concreta possibilità: l’accordo è appena entrato in vigore e Trump, una volta insediatosi alla Casa Bianca, dovrebbe attendere diversi anni prima di raggiungere l’obiettivo.