Cina, avviata azione legale contro Ue ed Usa: l’obiettivo è lo status di economia di mercato

La Cina non perde tempo e lancia un’azione legale davanti all’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) contro Unione Europea e Stati Uniti, colpevoli di non aver riconosciuto entro il termine fissato dell’11 dicembre la Cina come economia di mercato. Tecnicamente il motivo del dissidio è la soluzione “dell’approccio del Paese surrogato per calcolare le misure anti-dumping” sul suo export, ma in pratica Pechino non chiede altro che il riconoscimento dello status di economia di mercato, uno degli obiettivi politici più ambiti per la Cina non solo per il valore simbolico ma anche perché in questo modo per gli altri Paesi sarebbe molto più complicato introdurre dazi anti-dumping sulla marea di importazioni cinesi a prezzi decisamente bassi.

Il fatto che la Cina abbia citato Usa e Ue rischia di far aumentare i rischi di una guerra commerciale soprattutto contro gli Stati Uniti. Il neo-presidente Donald Trump ha infatti già più volte criticato Pechino per il suo rafforzamento militare nei mari vicini e per non aver fatto sentire il suo peso per tenere a freno il proliferare di armi nucleari in Corea del Nord: questo episodio potrebbe ulteriormente acuire lo scontro, considerato anche che i tassi di crescita economica annuali della Cina sono più alti di quelli americani, e questo certo non favorirà un sereno dialogo.

Pechino sostiene di avere diritto, dopo la scadenza dell’11 dicembre, ad assumere automaticamente lo status di economia di mercato in base ai termini del suo accordo di adesione all’OMC. Per questo motivo, come confermato dalla stessa OMC lunedì, ha avanzato già il 12 dicembre una richiesta di risoluzione delle controversie contro Ue ed Usa, colpevoli di non aver rinnovato le loro strategie anti-dumping per frenare le importazioni massicce di acciaio, tessuti e ceramiche made in China.

Il botta e risposta tra Ue e Cina è continuato nella giornata di ieri. “Ci dispiace che la Cina abbia lanciato questa disputa oggi, nonostante il fatto che la Commissione abbia già presentato una proposta di modifica della legislazione in questione. Studieremo la richiesta e accetteremo, come al solito, la richiesta della Cina di entrare in consultazioni” ha detto un portavoce della Commissione Europea. Più netto Gao Hucheng, ministro del commercio, che all’emittente cinese CCTV ha detto: “I diritti legittimi e gli interessi della Cina devono essere mantenuti e il paese si riserva il diritto di prendere ulteriori provvedimenti. Several WTO members have failed to fulfil their obligations.” Diversi membri dell’OMC non sono riusciti a rispettare i loro obblighi”.

Stati Uniti ed Europa utilizzano un metodo per stabilire i dazi da introdurre sui beni che rende relativamente semplice dimostrare il dumping cinese: utilizzando i pressi in vigore in un Paese terzo, tramite questo sistema si determina quale sarebbe il prezzo delle merci cinesi se le condizioni di mercato fossero di parità e soprattutto trasparenti. La Cina però non ci sta, e chiede che questo metodo venga cambiato al più presto: l’obiettivo è soprattutto quello di mettere pressione agli organi legislativi europei e statunitensi. La disputa invece pur iniziando oggi potrebbe vedere la fine solo tra tre o quattro anni: prima di arrivare in sede OMC, la controversia deve infatti essere necessariamente discussa a porte chiuse dai rappresentati di Ue, Cina e Usa.