Renzi analizza la sconfitta referendaria e rilancia il Mattarellum: cosa prevede questa legge elettorale?

Un fine settimana pieno zeppo di temi scottanti per la politica italiana, dal caso Marra a Roma a quello del neo ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli e della sua tanto discussa (non) laurea. Nella giornata di domenica però l’attenzione nazionale è stata catalizzata dalle parole dell’ex premier Matteo Renzi, che è tornato a parlare in veste di segretario Pd aprendo l’assemblea nazionale del partito all’Hotel Ergife di Roma. Nel suo lungo discorso Renzi ha parlato della sconfitta al referendum e delle prospettive per l’Italia, che secondo lui deve andare al voto in tempi brevi con la legge elettorale del cosiddetto “Mattarellum”, un tema su cui chiede alle altre forze politiche di esprimersi al più presto. Il segretario, che ha definito “strapersa” la battaglia costituzionale, sembra però convinto che il Pd rappresenti ancora oggi la forza politica più forte del Paese, e non lo nasconde affatto:

I signori del No non sottovalutino che c’è un 41% su cui fare i conti. Noi rifletteremo per ripartire. Il No non è una proposta politica omogenea e le prossime politiche si giocheranno su proposte” dice Renzi. “Per loro va benissimo agitare la bandierina del 59%, ma se li metti in una competizione elettorale come partito non possono più lamentarsi, devono iniziare a dire cosa pensano. Dicono che si deve andare a votare ma ne hanno una paura matta”.

L’ex presidente del Consiglio rivendica i successi ottenuti nei mille giorni del suo governo, dal Jobs Act alle unioni civili, dicendo che se il Paese ha fatto passi avanti nella cultura contro lo spreco alimentare il merito è del suo schieramento. Poi però confessa gli errori commessi alla vigilia del referendum, con una sconfitta decretata, in modo netto, da tre categorie di persone: giovani, cittadini del Sud e utenti del web. Sui primi due punti Renzi fa mea culpa confessando di non aver coinvolto abbastanza nella battaglia referendaria i giovani tra i 30 e i 40 anni e i cittadini meridionali, nonostante le continue visite nelle zone disagiate e i fondi stanziati per le regioni in difficoltà. Ma a prescindere dal passato (mai come oggi nessuno schieramento politico è immune da errori e responsabilità) il punto che appare più importante è capire con quale sistema elettorale gli italiani andranno al voto, presumibilmente, entro settembre 2017. La legge Mattarellum, rilanciata da Renzi e tornata improvvisamente in voga, è il segnale delle intenzioni del Pd: trovare un’intesa sul tema con gli altri partiti per tornare a una legge “di un articolo” oppure, in alternativa, utilizzare il “Consultellum”, ossia la Legge Calderoli: “Dobbiamo mettere un elemento di chiarezza” ha spiegato Renzi. “Vogliamo un sistema maggioritario, o tornare al proporzionale. Io dico di guardare le carte sull’unica proposta che ha visto vincere sia il centrosinistra che il centrodestra, la proposta della stagione dell’Ulivo di Romano Prodi. Che porta il nome del presidente Sergio Mattarella”. Tale legge elettorale, adottata dal 1994 al 2005, prevede un sistema misto, prevalentemente maggioritario, ma con recupero proporzionale. Incentiva il bipolarismo, ma lascia aperta la porta all’esistenza di coalizioni ampie e non sempre stabili. I seggi di Camera e Senato vengono assegnati secondo un meccanismo maggioritario a turno unico: il 75% dei deputati viene eletto con collegi uninominali (in ogni collegio la lista presenta un solo candidato e vince chi prende più voti) e il 25% con un sistema proporzionale. Stesse percentuali, ma con un meccanismo di assegnazione dei seggi su scala regionale che favorisce i candidati dei partiti minori, per il Senato. La soglia di sbarramento, per la parte proporzionale, è fissata al 4%.