Giornata mondiale della solidarietà: rispettare gli altri per costruire un mondo migliore

Il 20 dicembre è la Giornata mondiale della solidarietà umana, una data che serve a tutti da monito per rispettare il prossimo. La ricorrenza è stata istituita dall’Onu nel 2005, per ricordare la giornata in cui, nel 2002, venne creato il Fondo di solidarietà mondiale, nato con l’obiettivo di diminuire le disparità e favorire lo sviluppo umano e sociale in quelle zone del mondo particolarmente afflitte dalla povertà, dalla fame, dalla guerra e da altre emergenze. La giornata mondiale della solidarietà cade esattamente due giorni dopo quella dedicata ai migranti, istituita sempre dall’Onu nel 2000 per ricordare la stipula della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie. Due date che essendo così ravvicinate assumono ancora più importanza per promuovere i concetti di solidarietà, uguaglianza e antirazzismo. Come scrive il linguista e filosofo della comunicazione statunitense Noam Chomsky

la solidarietà rende gli individui difficilmente controllabili e impedisce che diventino un soggetto passivo nelle mani dei privati.

Ed infatti la solidarietà risulta essere una delle poche armi a disposizione della popolazione mondiale per difendersi dalle ingiustizie e tutelare i diritti umani.

Alla luce di tutto ciò, è fondamentale che tutte le persone, a prescindere dalla razza, dal ceto sociale e dalla religione si sentano unite da un comune progetto, quello di aiutarsi reciprocamente soprattutto nei momenti storici, come quello che viviamo oggi, in cui i problemi sono purtroppo comuni. Ogni extracomunitario che arriva in Italia o negli altri Paesi membri dell’Ue deve essere rispettato e non giudicato a priori, perché alla radice di una scelta simile si celano situazioni di vita nella maggior parte dei casi insostenibili: una volta giunti sulle coste europee, i migranti rivendicano il diritto di avere una possibilità, una vita migliore, e in nome della solidarietà tutti i cittadini hanno l’obbligo di tutelare questo diritto. Una situazione simile è stata vissuta in passato da tante altre popolazioni, non ultima quella italiana, protagonista di massicce migrazioni all’inizio del ‘900 verso gli Stati Uniti, l’Argentina e altre nazioni.
Un messaggio chiaro che è stato ribadito anche dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon:

Abbiamo visto continuare gli effetti devastanti dei conflitti armati sulle popolazioni civili, morte, distruzione e trasferimenti forzati. Siamo stati testimoni dell`inaccettabile perdita di migliaia di vite nel Mediterraneo e altrove. E’ ora che tutto questo finisca”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ricordato quanto sia importante e allo stesso tempo difficile rispettare i dettami dell’art. 1 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, secondo cui “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. Mattarella auspica inoltre una condivisione di responsabilità tra i Paesi europei che miri ad affrontare il dramma umanitario dei migranti e punti a creare un mondo in cui protagoniste siano pace e stabilità.

Un compito per nulla semplice, che necessita per essere realizzato di strumenti che facciano capire alla popolazione quanto sia importante interpretare la realtà ed i fenomeni sociali nel modo corretto. La cultura della solidarietà deve partire dalle nuove generazioni e dalla scuola: approfondire i temi umanitari e comprendere l’importanza dello scambio culturale attraverso libri, musei e testimonianze dal vivo è utile per i giovani studenti e permette loro di capire che una società che rispetti le persone e accolga la multietnicità non può che essere una risorsa.

Non è un caso infatti se è stata la stessa Unione Europea a promuovere l’istituzione in futuro di uno strumento come il Corpo Europeo di solidarietà, tramite cui i giovani fino ai 30 anni residenti nei Paesi membri potranno ottenere competenze, lavoro e accumulare esperienza sul campo recandosi nei luoghi colpiti da crisi ed emergenze. Il Corpo Europeo, di cui ha parlato Juncker per la prima volta nel settembre scorso durante il Discorso sullo Stato dell’Unione, potrebbe nella migliore delle ipotesi essere attivo già a partire dal 2017, consentendo così ai giovani europei di operare all’interno di ONG, associazioni ed imprese private con l’obiettivo di dedicare un periodo della propria vita al miglioramento personale e all’assistenza delle persone afflitte da problemi di fame, sanità e guerra. Un messaggio, quello dell’Ue, che si sposa perfettamente con il senso della Giornata mondiale della solidarietà.