Dall’Italia alla Cina (con le dovute differenze) scoppia l’allarme smog

Con l’avanzare dell’inverno la situazione riguardante lo smog nelle diverse zone del mondo si fa sempre più complicata, destando molte preoccupazioni nella popolazione. Un buon segnale è arrivato dal presidente statunitense uscente Barack Obama, che ha imposto il “divieto permanente di trivellazione” in un’ampia zona che comprende il tratto che va dal Maine alla Virginia e gran parte delle coste dell’Alaska: con l’avvento di Trump alla presidenza però la situazione cambierà in fretta (anche se questo specifico ostacolo sarà difficile da superare per il tycoon) e l’utilizzo dei combustibili fossili con tutta probabilità salirà in maniera consistente.

Ad allarmare invece le regioni a nord della Cina, che confinano con la capitale Pechino, sono le altissime percentuali di polveri sottili nell’aria, che in ampie zone hanno creato una spessa coltre di nebbia tossica che costringe i cittadini ad uscire di casa muniti di mascherina. Nella città di Shijiazhuang, nella provincia dello Hebei, la concentrazione di polveri sottili 2.5 nell’aria sono superiori ai mille microgrammi per metrocubo, un valore che supera di quaranta volte i limiti sanciti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. A Tianjin la cappa di smog ha provocato la cancellazione di centinaia di voli, mentre in altre città sono state chiuse le autostrade e i bambini non sono andati a scuola. In gran parte del nord-est cinese lo stato di allerta resta rosso, il livello più alto per quanto riguarda la pericolosità dell’inquinamento atmosferico per la salute umana. Meno grave la situazione nella vicina Pechino, che però già in passato, tra il 2012 e il 2013, aveva vissuto giorni terribili con una presenza di polveri sottili nell’aria pari a 993 microgrammi per metro cubo. La provincia dello Hebei resta comunque la maglia nera dell’inquinamento cinese, e forse mondiale: il governo ha provato più volte di risolvere il problema nella zona, ma nessun risultato è stato ottenuto.

In Italia per fortuna l’inquinamento atmosferico è molto minore, ma uno studio condotto dall’Università di Torino in collaborazione con altri atenei, intitolato “Mapec Life”, annuncia che molti bambini italiani hanno subito a causa dello smog delle mutazioni del DNA. Su un campione di 1200 bambini tra i sei e gli otto anni residenti a Torino, Brescia, Perugia, Pisa e Lecce sono risultati a rischio soprattutto i 220 alunni delle scuole elementari torinesi “Tommaseo”, “Ilaria Alpi” e “Gobetti”: il 53% di loro dopo essersi sottoposto al prelievo di mucosa dalla bocca presentava almeno un micronucleo, ossia un indicatore di mutazione al DNA. Dati che non devono diffondere allarmismi eccessivi, anche perché in inverno è più semplice riscontrare casi del genere, ma che pongono interrogativi sullo stato di salute delle nuove generazioni in età adulta. I rimedi da adottare per evitare di contrarre malattie legate all’inquinamento sono i soliti: fare tanta attività sportiva ed evitare di andare in sovrappeso. Ma soprattutto è necessario un cambiamento di mentalità ed una sensibilità maggiore, per cittadini ed istituzioni, verso problemi che possono diventare molto seri.