Fallito l’aumento di capitale, è lo Stato a salvare Mps

Fallito l’aumento di capitale, è lo Stato a salvare Mps

Condividi
Reading Time: 2 minutes

Una giornata importante per Mps, di svolta e di rassicurazione per i suoi risparmiatori e per il suo futuro“. Così si è espresso il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nella notte, al termine del Consiglio dei Ministri convocato d’urgenza. La riunione è iniziata poco prima di mezzanotte ed ha decretato un aumento di capitale “preucazionale” per la terza banca del Paese, che ha ricevuto dallo Stato un fondo di circa 20 miliardi di euro.

Intorno alle nove i vertici della banca senese avevano preso atto del fallimento dell’aumento di capitale lanciato lunedì scorso. “Non sono stati raggiunti ordini sufficienti a raggiungere la somma di 5 miliardi di euro” ha fatto sapere il cda di Mps riunito a Milano,  dopo aver constatato che la stragrande maggioranza dei piccoli obbligazionisti aveva accettato la conversione dei titoli in azioni ma i grandi investitori non avevano creduto molto nel progetto, restando piuttosto freddi. 

I ministri erano già pronti ad incontrarsi per la riunione che ha di fatto sancito il salvataggio dell’istituto bancario più antico del mondo. Al centro del provvedimento, che ha ricevuto l’ok del Parlamento nei giorni scorsi, la costituzione di un maxifondo da 20 miliardi di euro che servirà per garantire risorse e liquidità ad Mps ed alle altre eventuali banche che si troveranno in difficoltà. Oltre al salvataggio della banca grazie all’intervento statale, il governo spera di rafforzare tramite questo provvedimento anche il sistema bancario nazionale. E’ lo stesso paolo Gentiloni a precisarlo:

Si tratta di un intervento importante, che si pone due obiettivi: la tutela  più estesa possibile del risparmio e la possibilità di rendere più forte e solido il nostro sistema bancario.

L’ingresso dello Stato nel capitale bancario influirà negativamente soprattutto sugli azionisti, il cui capitale verrà diluito, e sugli investitori istituzionali, che vedranno le loro obbligazioni subordinate trasformarsi in azioni al 75% del loro valore: dovrebbero essere invece tutelati i piccoli risparmiatori. Ora Mps rientrerà per almeno due anni sotto l’ala protettrice dello Stato (che avrà poteri sempre più ampi sull’istituto bancario) e dovrà preparare un piano di rafforzamento patrimoniale da sottoporre alla Bce. Quello della scorsa notte è il quinto intervento di emergenza dello Stato a favore delle banche (e non sempre dei risparmiatori) negli ultimi due anni: la speranza è che grazie a queste misure il sistema bancario italiano, ed Mps in particolare, possa superare definitivamente le difficoltà vissute nell’ultimo periodo.