Privacy, la Corte Ue vieta il controllo preventivo di dati telefonici e...

Privacy, la Corte Ue vieta il controllo preventivo di dati telefonici e ricerche web

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Si chiama “data retention” ed è la pratica con cui i governi nazionali impongono agli operatori telefonici di conservare per 12 mesi i dati sul traffico telefonico dei cittadini con finalità di controllo e sicurezza e, più in generale, per prevenire i reati: non è compreso ovviamente in questi dati il contenuto delle telefonate, ma i destinatari delle chiamate e i siti visitati dal proprio profilo sì. A cambiare tutto potrebbe essere una sentenza della Corte di Giustizia europea, che pochi giorni fa ha definito la “data retention” illegale e contro i principi della democrazia. Bersaglio principale della Corte è la nuova legge britannica contro il terrorismo che estende ancora di più i confini della data retention, ma la sentenza potrebbe coinvolgere anche altri Paesi dell’Ue. La novità consiste infatti nell’introduzione del rispetto della privacy dei cittadini anche a livello sovranazionale, il che equivale a dire che i singoli stati devono attenersi ai principi stabiliti dall’Unione Europea in materia: sull’argomento la direttiva 2002/58/CE del 12 luglio 2002 (poi modificata nel 2009) è molto chiara in quanto stabilisce all’articolo 15 che l’Unione “osta ad una normativa nazionale la quale preveda, per finalità di lotta contro la criminalità, una conservazione generalizzata e indifferenziata dei dati”.

I cittadini europei quindi secondo la Corte non possono sottostare alla logica del controllo preventivo e, non potendo essere sospettati a priori, dovranno essere “monitorati” principalmente in caso di pericolo di “gravi fenomeni di criminalità” e comunque in maniera e per durata limitata “allo stretto necessario”.

In molti Paesi, tra cui l’Italia, oggi la data retention viene utilizzata per combattere diversi tipi di reato, e i Pm possono chiedere l’accesso ai tabulati telefonici e alle ricerche sul web anche in caso di reati non legati al terrorismo, dal momento che vengono conservati preventivamente i dati di tutti i cittadini. La normativa italiana è quindi molto a rischio sul tema della tutela dei diritti della privacy imposta dalla Corte europea, anche se rispetto a quella della Gran Bretagna offre delle garanzie maggiori agli utenti telefonici, che in Italia non vengono profilati al 100%.

Un altro punto oscuro riguardante la data retention è la mancanza di statistiche che facciano luce sull’effettiva efficacia di questo sistema.