Figuraccia Juncker, da premier del Lussemburgo bloccò le riforme Ue contro l’evasione...

Figuraccia Juncker, da premier del Lussemburgo bloccò le riforme Ue contro l’evasione fiscale

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Uno dei principali obiettivi, più volte dichiarati davanti a tutta Europa, del presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker è quello di impedire alle multinazionali di pagare meno tasse spostando la propria sede legale in Paesi in cui la pressione fiscale è ridotta (si veda l’Irlanda con il caso Apple). Ma l’ha sempre pensata così? Decisamente no, e a svelarlo sono il quotidiano britannico The Guardian e la radio tedesca  Ndr: le due fonti d’informazione hanno infatti rivelato la presenza di una serie di documenti, appartenenti  a un comitato poco conosciuto di Bruxelles istituito nel 1998, in cui viene alla luce che Juncker, nei quasi vent’anni in cui ha ricoperto la carica di Primo ministro del Lussemburgo, si è impegnato lungamente per bloccare le riforme volute dall’Ue per contrastare “l’evasione fiscale legalizzata” delle grandi multinazionali. Niente di illegale o di perseguibile penalmente, sia chiaro, ma quei documenti rappresentano elementi in grado di mettere a repentaglio la reputazione dell’attuale presidente della Commissione europea, che allora ricopriva per di più anche l’incarico di ministro delle finanze lussemburghese e si comportava in maniera completamente opposta rispetto agli ideali professati oggi.

Almeno tre le proposte lanciate dal Comitato di Condotta sulla Tassazione delle Imprese che hanno ricevuto il “no” secco del Lussemburgo, e quindi di Juncker: una riguardava un piano per obbligare le autorità fiscali di ogni Paese a sottoporre al Parlamento gli accordi da prendere con le multinazionali; un’altra proponeva di aprire un’inchiesta sulle strategie per evitare le tasse utilizzate dalle grandi società con sotterfugi al limite della legge e la terza proposta riguardava il miglioramento della condivisione delle informazioni sugli accordi con le multinazionali presi dai vari stati membri.

Tutte e tre le decisioni sono state bloccate in maniera decisiva da Juncker, in quanto potevano essere approvate solo con voto unanime, e spesso il Lussemburgo era l’unico Paese, o uno dei pochi insieme all’Olanda, ad opporsi. Fatto sta che dal 1995 al 2013, sotto il governo Juncker, il Lussemburgo, che ospita poco più di mezzo milione di abitanti, è diventato uno dei Paesi più ricchi al mondo trasformandosi in un’oasi fiscale con tassazione in alcuni casi inferiore all’1%: in quegli anni è infatti diventato la “casa” di molte multinazionali tra cui McDonald’s, Skype ed altre.

Solo negli ultimi anni, dopo l’avvento di Juncker a presidente della commissione Ue, il piccolo stato ha dimostrato di voler collaborare per combattere questo tipo di evasione fiscale, manifestando la volontà di uniformare le politiche fiscali dei diversi Paesi Ue.