L’ambasciatore del Regno Unito a Bruxelles si dimette a tre mesi dall’avvio dei negoziati Brexit

Londra si prepara ad affrontare i negoziati per la Brexit senza uno dei suoi uomini più validi ed esperti, l’ambasciatore del regno Unito presso l’Ue Sir Ivan Rogers. Il diplomatico ha infatti comunicato le sue dimissioni dall’incarico proprio ieri, a meno di novanta giorni dall’inizio di Marzo, mese in cui, per stessa ammissione del Primo ministro britannico Theresa May, dovrebbe iniziare la procedura d’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. E’ evidente che quella ricoperta da Rogers non era una posizione irrilevante nelle trattative con Bruxelles: il mandato dell’ambasciatore, nominato nel 2013 da David Cameron, sarebbe scaduto a novembre 2017, e Rogers avrebbe fatto in tempo ad avviare i negoziati facendo leva proprio sui suoi buoni rapporti con Bruxelles. Dietro il suo addio, ufficialmente rimasto senza una spiegazione, si celerebbero contrasti con l’attuale inquilina di Downing Street e con il suo governo: Rogers non aveva mai nascosto di essere favorevole, così come l’ex Primo ministro David Cameron, alla permanenza del Regno Unito nell’Ue. Inoltre appena lo scorso dicembre Rogers si era trovato al centro del dibattito dopo la pubblicazione di un suo memorandum sui negoziati per l’uscita dall’Ue in cui sosteneva che per concludere i negoziati e stipulare un accordo commerciale con i 27 Paesi membri ci sarebbero voluti dieci anni, molti di più rispetto ai due previsti. Secondo il “Financial Times” Rogers si sarebbe sentito snobbato dal governo inglese, che più volte aveva fatto finta di non ascoltare i suoi avvertimenti sulla difficoltà dei negoziati. Lo scorso giugno, a pochi giorni dal referendum, Rogers aveva strappato all’Ue un importante accordo, ottenendo per la Gran Bretagna una serie di fondamentali concessioni da parte di Bruxelles, poi vanificate dall’esito della consultazione popolare.

Aumenta quindi l’incertezza sul futuro della Brexit, dato che ora il governo britannico dovrà trovare in poco tempo un sostituto all’altezza di Rogers. Non sarà facile. Intanto oltremanica gli euroscettici, capitanati da un Nigel Farage che ha accolto con favore le dimissioni dell’ambasciatore esprimendo il suo pensiero su Twitter, esultano, convinti di poter portare a Bruxelles un rappresentante in linea con le loro idee. Decisamente meno felici le borse, i mercati e i sostenitori di una “soft Brexit” che ormai sembra sempre più difficile da realizzare: Charles Grant, il direttore del Centre for European Reform, istituto londinese che si occupa di affari europei, in un commento rilasciato all’”Indipendent” ha detto che:

le dimissioni di Ivan Rogers rendono meno probabile un buon accordo su Brexit, perché era una delle poche persone al vertice che capiscono la Ue.

Dello stesso parere l’ex capo del Tesoro britannico Nicholas Macpherson, che considera l’addio di Rogers la

distruzione volontaria e totale di competenza in materia di Unione Europea.

Come se non bastasse, ad addensare ulteriori nubi sul futuro dei negoziati Brexit è la sentenza della Corte Suprema, attesa per metà maggio, che farà luce sul ruolo del Parlamento britannico per quanto riguarda la discussione e l’eventuale approvazione delle procedure per uscire dall’Ue. L’unico elemento certo è che la Brexit ci sarà, ma l’impressione è che il percorso sarà pieno di ostacoli e sorprese.