Italia in deflazione nel 2016, è “colpa” del petrolio

Italia in deflazione nel 2016, è “colpa” del petrolio

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A Cinquantasette anni di distanza dall’ultima volta l’Italia torna ad essere in deflazione. Nell’arco dell’intero 2016 infatti i prezzi al consumo, secondo i dati provvisori pubblicati dall’Istat, sono risultati in calo dello 0,1% rispetto al 2015, anno in cui erano cresciuti solo dello 0,1%. L’ultima volta che fu registrato su base annuale un calo generalizzato dei prezzi (-0,4%) era il 1959 e la situazione era molto diversa: l’Italia era nel pieno del miracolo economico e quel fenomeno rappresentò una piccola frenata dopo aver raggiunto la velocità di punta; oggi invece la situazione economica è in leggerissima ripresa dopo anni di enormi difficoltà e i cambiamenti, oltre ad essere piuttosto piccoli (dal +0,1% al -0,1%) hanno delle cause ben precise. La deflazione, generalmente provocata da una diminuzione della domanda di beni e servizi che è sinonimo di una contrazione dell’economia, in questo caso è stata provocata in gran parte dal calo del prezzo del petrolio e dei suoi derivati, prodotti che hanno influenzato notevolmente la statistica generale. Non è un caso che togliendo dal calcolo prodotti energetici e alimentari freschi i prezzi risultano in aumento dello 0,5% rispetto al 2015 (mentre l’anno scorso erano risultati in aumento dello 0,7% sul 2014): in pratica, solo gli italiani che fanno spesso il pieno di carburante si sono accorti del calo dei prezzi. 

Nonostante possa sembrare un fenomeno positivo, la deflazione a lungo termine crea degli svantaggi sia perché le persone potrebbero essere indotte ad acquistare ancora meno in attesa di prezzi ancora più bassi sia perché insieme al costo dei prodotti calerebbero col tempo anche gli stipendi, soprattutto per i lavoratori indipendenti. Nel caso dell’Italia la situazione non preoccupa perché si tratta di un calo lieve e molto “condizionato”, ma in linea di massima è per i motivi appena esposti che la Banca Centrale Europea, ed in particolare il governatore Mario Draghi, auspicano un lieve aumento dei prezzi in Europa fino a raggiungere un’inflazione media del 2%, tasso considerato ottimale per la ripresa economica definitiva dell’Unione e l’aumento dei consumi.

Tuttavia, nonostante i numerosi tentativi, l’obiettivo sembra ancora lontano dal poter essere raggiunto, almeno in un futuro imminente.