Theresa May ha scelto la via da seguire: hard Brexit e Gb fuori dal mercato unico

La settimana che sta per volgere al termine sarà ricordata per quanto riguarda la politica europea non solo per il cambio al vertice del Parlamento Europeo, con l’elezione del nuovo presidente Antonio Tajani, ma anche per le dichiarazioni forti e decise sulla Brexit pronunciate non più tardi di due giorni fa dal premier della Gran Bretagna Theresa May. Il Regno Unito sembra aver scelto la strada da seguire per l’uscita dall’Unione europea, sancita dal referendum del giugno scorso: è la strada più impervia, quella della cosiddetta “hard Brexit”, che porterà la Gran Bretagna ad uscire non solo dall’Unione ma anche dal mercato comune. I negoziati inizieranno a fine marzo e proseguiranno per almeno due anni: molte cose quindi potrebbero cambiare in base a fattori oggi non calcolabili, ma le intenzioni del governo britannico sembrano essere molto chiare.

Non vogliamo nessuna parziale appartenenza alla Ue, nessuna associazione con la Ue, niente che ci lasci metà dentro, metà fuori. Non vogliamo adottare un modello già adottato da altri paesi e non abbiamo intenzione di mantenere dei pezzi di Ue nel momento in cui la lasciamo

ha detto durante il suo atteso discorso il Primo Ministro Theresa May, chiudendo di fatto ogni porta alla possibilità di seguire il modello della Norvegia, fuori dall’Ue ma dentro il mercato unico, della Svizzera, associata i qualche modo al mercato comune, o della Turchia, ancora fuori dall’Unione ma dentro l’unione tariffaria doganale.

L’obiettivo della May è quello di realizzare una “global Britain”, collaborando con l’Ue dal punto di vista commerciale e politico, ma senza avere alcun legame con le istituzioni comunitarie:

Saremo il migliore amico dei nostri partner europei, ma cercheremo amici, rapporti e alleati oltre i confini dell’Europa, nel mondo.

E’ questo secondo il Primo Ministro il volere del popolo, che spetta a lei mettere in pratica: la May non sembra preoccupata e si dice certa del supporto da parte del parlamento britannico, che secondo lei approverà senza problemi anche l’accordo finale con l’Ue (previsto per il 2019) in quanto si è già espresso in passato a favore dell’indizione del referendum e dell’avvio dei negoziati con Bruxelles. Il messaggio può essere sinteticamente riassunto così: il momento storico è importante, la strada sarà difficile in alcuni momenti ma condurrà ad un futuro radioso per i cittadini britannici, che adesso devono riflettere su come dovrà essere il Regno Unito in futuro.

La May ha già la risposta, e ha già indicato i punti chiave da seguire: la Gran Bretagna dovrà controllare di più l’immigrazione, uscire dalla Corte di Giustizia Europea, mantenere l’unità nazionale britannica e assicurare il diritto per i 3 milioni di europei residenti in Gran Bretagna di restarci a tempo indeterminato. Ma se l’Europa si opporrà ai piani ne pagherà le conseguenze:

Se in Europa qualcuno vuole punirci per l’uscita dalla Ue, attenzione, sarebbe un errore innanzi tutto per l’Europa, noi cambieremmo modello economico, abbasseremmo le imposte, attireremmo investimenti.

Una sorta di ricatto con la minaccia neanche tanto nascosta di diventare un paradiso fiscale: ipotesi certo non gradita dalle parti di Bruxelles.