Mettere fretta all’acquirente in una vendita può configurare il reato di truffa

Pubblichiamo oggi un altro contributo per l’osservatorio criminalità: abbiamo chiesto all’avv. Ferraro il suo pensiero sul reato di truffa durante una vendita. 

“Il 23 Gennaio la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3098/17 si è pronunziata su un argomento particolarmente attuale: le vendite on line e le relative modalità di attuazione. Nel dettaglio ci si era rivolti alla SC per verificare se il semplice “metter fretta” potesse costituire un elemento della truffa ex art. 640 c.p. . Nel caso di specie n soggetto metteva in vendita una Vespa su un sito internet e, trovando un acquirente interessato, lo invitava ad effettuare il pagamento velocemente, adducendo l’esistenza di trattative in ballo con terzi. Una volta ricevuto il bonifico sul conto corrente, comprensivo anche di spese di spedizione, non consegnava il ciclomotore, né restituiva la somma all’acquirente. Veniva quindi condannato per truffa, sia dal Tribunale che dalla Corte d’appello. 

 Ebbene, con tale sentenza la Cassazione ha stabilito che questa modalità, al pari del silenzio maliziosamente serbati su alcune circostanze essenziali, rappresenta proprio quell’artefizio e raggiro di cui l’art. 640 c.p. si nutre e non un  «mero inadempimento contrattuale». Come la Corte ha già avuto modo di dire a proposito della truffa contrattuale, «l’elemento che imprime al fatto dell’inadempienza il carattere di reato è costituito dal dolo iniziale, che […] rivela nel contratto la sua intima natura di finalità ingannatoria». 

 Attenti, allora, a calcare la mano anche in una semplice vendita on-line: ignorantia legis non excusat.”