Giovani, attenti al…controcampo

Giovani, attenti al…controcampo

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In tema di calcetto violento, fenomeno tristemente attuale, oggi un contributo dell’avv. Dezio Ferraro per l’Osservatorio Legalità.

Così si è espressa la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9164/17 depositata il 24 febbraio.

Il caso. Una partita di calcetto sfociava in rissa. Un giocatore aveva insultato un compagno perché non aveva rincorso una palla e, dopo una violenta lite, gli aveva sferrato due pugni.

Le lesioni aggravate (con prognosi superiori a 40 giorni) giustificavano, a detta della Corte d’appello di Milano l’assegnazione di una provvisionale alla parte civile di 5.000 €. Avverso tale pronuncia ricorreva l’aggressore.

Non è legittima difesa se si è l’aggressore… Il ricorrente sosteneva che dalle risultanze testimoniali era dimostrata la sussistenza della scriminante della legittima difesa. Il giudice di merito l’aveva invece esclusa, ritenendo che fosse possibile per l’imputato il commodus discessus.

Altri motivi di doglianza sono invece inammissibili, in quanto volti all’ottenimento di una “rilettura” degli elementi su cui si basa la decisione.

… né se c’è la possibilità di esercitare il commodus discessus. Relativamente alla summenzionata scriminante, le testimonianze dei giocatori che avevano preso parte alla partita di calcetto erano tutte concordi con la ricostruzione ad opera della Corte d’appello. Risulta evidente come i pugni sferrati dall’imputato «esulassero da qualsiasi concreto ed immediato pericolo, anche presunto».

Tra l’altro, se pure il ricorrente non fosse in realtà l’aggressore, egli non potrebbe comunque invocare la legittima difesa: tale scriminante, infatti, «non può essere riconosciuta a chi reagisca ad una situazione di pericolo alla cui determinazione egli stesso abbia concorso e nonostante disponga della possibilità di allontanarsi dal luogo senza pregiudizio e senza disonore, come nel caso di specie». Per questo motivo il ricorso viene rigettato.