20 marzo Giornata Internazionale della felicità, ma siamo davvero felici?

Ricorre oggi, 20 marzo, la Giornata Internazionale della felicità, istituita dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite il 28 giugno del 2012 e celebrata in tutto il mondo. 

 Le Nazioni Unite riconoscono il benessere e la felicità quali aspirazioni universali dell’uomo e obiettivi da porre a fondamento delle politiche pubbliche. 

 In occasione della prima giornata della felicità, celebrata il 20 marzo 2013, il segretario dell’ONU, Ban Ki-moon, dichiarò che la giornata mondiale della felicità è

un’occasione per riflettere sul bisogno di un nuovo paradigma economico, capace di riconoscere l’interdipendenza delle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: quali benessere sociale, economico ed ambientale.

Sulla scia di quel pensiero, nel messaggio di oggi il Segretario Generale ONU indica nella Giornata Internazionale della Felicità una “opportunità globale per affermare che la pace, il benessere e la gioia meritano di essere al primo posto. Si tratta di qualcosa di più della soddisfazione individuale; si tratta di affermare che abbiamo una responsabilità collettiva verso l’umanità. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile è il nostro programma per la realizzazione di una vita dignitosa per tutti gli individui. Spingendoci in avanti verso la realizzazione degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile, tra loro interconnessi, possiamo diffondere la felicità e garantire la pace. Il modo migliore per celebrare questa Giornata Internazionale della Felicità è intraprendere azioni che allevino le sofferenze. Con questo spirito, cogliamo l’occasione per rinnovare un nuovo spirito di solidarietà globale, in modo da creare un futuro più sicuro, prospero e sostenibile per tutti”.

 Ma quali sono i Paesi più felici?

Il rapporto “World Happiness Report 2017”, pubblicato dalla Sustainable Development Solutions Network (Sdsn), che classifica 155  Paesi aderenti all’iniziativa, colloca la Norvegia sul gradino più alto del podio per qualità della vita e benessere dei cittadini, seguita da Danimarca, Islanda, Svizzera, Finlandia, Paesi Bassi, Canada, Nuova Zelanda, Australia e Svezia. 

 Tra i primi dieci, dunque, troviamo in maggioranza Paesi del Nord del nostro continente. 

 E l’Italia? Il nostro Paese si trova molto indietro, al 48° posto.

La classifica si basa su sei parametri: pil pro capite, speranza di vita, libertà, generosità, sostegno sociale e assenza di corruzione nel governo o per affari.

 Se negli Stati Uniti da più di duecento anni il preambolo della Costituzione garantisce il diritto alla “ricerca della felicità”, è stato il Bhutan, piccolo Paese Himalayano, a pensare, nel 1972, ad un indice di misurazione della felicità in sostituzione del classico indicatore del Pil. 

In questo Paese si misura, da allora, il “Gross National Happiness”, la “Felicità nazionale lorda”.

 Una curiosità: gli Emirati Arabi Uniti hanno istituito un ministero della Felicità.