OSSERVATORIO UNICEF – Sulla rotta dei migranti: Mediterraneo Orientale

OSSERVATORIO UNICEF – Sulla rotta dei migranti: Mediterraneo Orientale

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Sessantacinque milioni di bambini in tutto il mondo sono in movimento, scappando da conflitti, povertà e condizioni meteorologiche estreme, alla ricerca di una vita migliore e un posto da chiamare casa.

Di seguito, uno a settimana, i Paesi di provenienza dei migrantiMediterraneo Orientale.

Quest’anno sono 55.374 le persone arrivate in Europa via mare e il 16,4% sono bambini; 45.947 sono le persone approdate in Italia,  6.121 quelle approdate in Grecia. Il dato è dell’UNHCR (19 maggio 2017).

Il maggior numero di migranti e rifugiati che riusciva a giungere in Europa nel 2015 proveniva da Siria, Iraq e Afghanistan; lo faceva imbarcandosi dalla Turchia e sbarcando in Grecia.

Se nell’ottobre del 2015 il dato era di oltre 7.000 migranti che giungevano ogni giorno in Grecia, nel maggio del 2016 si registrava un numero quotidiano di arrivi pari a 47 migranti.

Il rilievo è numerico, ma i dati rivelano un sostanziale mutamento della rotta più praticata da migranti e rifugiati per giungere nel nostro continente. È stata decisiva a determinarlo la chiusura delle frontiere della rotta balcanica e l’accordo tra UE e Turchia, del marzo 2016; da allora, la gran parte dei rifugiati e migranti è giunto in Europa dall’Africa sub-sahariana attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, partendo dal Nord Africa e sbarcando in Italia. E popolazioni prima in movimento sono anche bloccate in gran parte in Grecia e nei paesi balcanici (leggi qui).

Tuttavia – evidenzia UNICEF nell’ultimo rapporto su Emergenza migranti e rifugiati in Europa – gli sbarchi dalla Turchia in Grecia non si sono fermati e bambini soli, centinaia, continuano a muoversi lungo l’Europa sudorientale, nel tentativo e nella speranza di raggiungere l’Europa occidentale; lo fanno attraverso rotte spesso pericolose, in mancanza di corridoi sicuri, spesso affidandosi a reti di trafficanti e organizzazioni criminali per l’immigrazione clandestina e, dunque, esposti al rischio di violenze e abusi.