IL FINTECH IN ITALIA

I nuovi trend del settore

Nonostante un certo ritardo accumulato, che l’Italia ha in generale nei confronti di quasi tutti i trend internazionali, sembra che il tempo del Fintech sia arrivato anche nel Bel Paese.

Di Alessio De Filippis

I segnali sono interessanti ed incoraggianti: dopo anni di progetti pilota, imprenditoriali e non, volti a creare finestre di opportunità più o meno strutturate e lungimiranti, il contesto generale del fintech italiano sembra procedere verso una sostanziale crescita sia per magnitudine che per grado di strutturazione.

I segnali si diceva sono molti:

  • L’adeguamento del quadro normativo (ad esempio la PSD2), in grado di creare un contesto di riferimento omogeneo più trasparente su scala europea e al quale anche l’Italia si è allineata, permette ad operatori italiani ed europei di confrontarsi su scala continentale con regole chiare sia per gestire la competizione tra gli stessi operatori, sia per tutelare i clienti stessi;
  • Progetti di networking come ItaliaFintech e FintechDistrict, quest’ultimo su iniziativa di Banca Sella, volti a creare un ecosistema di collaborazioni e scambi di informazioni tra i player e più in generale gli stakeholder del segmento, ma anche di creare awareness intorno le opportunità che il settore crea per i potenziali clienti e per il sistema paese;
  • Il tasso di natalità di progetti imprenditoriali in qualche modo afferibili all’alveo della disintermediazione finanziaria e della creazione di nuovi servizi finanziari abilitati dalla tecnologia (soprattutto digitale). Ad oggi in Italia circa 240 aziende sono classificate al Registro delle imprese come startup fintech.

I dati ci dicono che in Italia vi sono più di 400 milioni di operazioni finanziarie gestite dagli operatori italiani del Fintech nell’ultimo triennio (fonte Deloitte Consulting). Stessi interessanti segnali che emergono dal Report Pwc del 2017.

C’è quindi in atto una infrastrutturazione del paese, in termini di infrastrutture tangibili e intangibili (che non solo il contesto normativo ma anche una certa propensione e abitudine dei clienti ad utilizzare sistemi finanziari innovativi sta accelerando) che facilita la creazione di un ecosistema favorevole e quindi, ci si augura, permetta nei prossimi anni di inserire l’Italia nello scacchiere internazionale della competizione sui servizi finanziari. Questo percorso di crescita necessita non solo di singoli case history di successo ma anche  di singole aziende capaci di competere nel contesto internazionale, e consentirà all’Italia di affermarsi come tessuto produttivo e sistema competitivo in grado di esprimere una leadership di sistema che non sia presidiata solo da alcuni operatori non italiani.

Certo il gap da colmare è consistente: in tutto il mondo sono stati investiti 22 miliardi di euro in progetti fintech nel solo 2016, contro i meno di 40 milioni di euro investiti in Italia, ma i segnali di crescita sono molto interessanti.

Il potenziale è elevato sia in termini microeconomici (per le performance che singole aziende del comparto realizzano e soprattutto realizzeranno nel tempo), sia in termini mesoeconomici e di settore, sia in termini macroeconomici grazie al forte impatto che un più performante sistema finanziario può avere su tutto il sistema paese per i servizi offerti ai cittadini e alle imprese, per la migliore efficacia ed efficienza degli stessi e quindi per l’effetto volano che queste esternalità positive possono generare a livello di sistema in termini di occupazione, PIL e competitività internazionale del sistema Italia.

L’innovazione creata dal fintech, come quella di qualsiasi altro settore economico, non cambia i fondamentali che storicamente caratterizzano l’economia capitalista: sia in Italia che in tutto il mondo i progetti sono tanti, più o meno dirompenti e avveniristici, i tentavi e i percorsi intrapresi lungo strade mai battute (in termini di business model e di tecnologie) sono tanti e i più variegati. Come già successo in altri settori, come ad esempio l’automotive, dopo un periodo iniziale che vede la presenza di tantissimi operatori e value proposition differenti, il settore tenderà a diventare maturo. Al crescere dei tassi di sviluppo e fino ad arrivare alla sua maturità, il fintech vedrà una naturale selezione naturale e una naturale concentrazione in pochi grandi operatori. Chi vincerà la sfida è difficile prevederlo, ma è certo che ci aspettano anni decisamente molto interessanti e sfide molto emozionanti.

 

Alessio De Filippis – Chief Marketing Officer Circuito Felix.netFondatore e Partner di KeenHub e D Consultingsocietà di management consulting a supporto di progetti di Marketing and Sales innovation per startup e endup. Esperienze professionali cross-idustry principalmente nelle aree Media, Digital, Fintech, Oil & Gas, TLC.

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